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Squillace (CZ )

Tante sono le leggende che parlano della nascita di questa città: una, ne attribuisce la fondazione all’ateniese Menesteo, eroe della guerra di Troia; un’altra, riportata da Cassiodoro, racconta che fu Ulisse a fondare la città ed un santuario dedicato alla dea Athena.

È sicuro in ogni caso che in questo punto della costa ionica, di notevole importanza strategica perché nella zona più stretta del Brutium, esisteva già nel VII secolo AC la colonia greca di Skylletion, il cui santuario, dedicato ad Athena Skiletria, era uno dei più rinomati della Magna Grecia. Città autonoma e prospera grazie ai commerci, perse la sua indipendenza con l’occupazione da parte dei Krotoniati, alla fine del VII secolo, che ne fecero un porto sussidiario. Dopo la disfatta subita da Kroton contro Lokroi, nella famosa battaglia del fiume Sagra, Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, distrusse Skylletion, ne deportò gli abitanti e assegnò il territorio ai Locresi, suoi alleati.

I Romani, impadronitisi del Brutium dopo le guerre contro Pirro ed Annibale, impiantarono nei pressi dello stesso sito una nuova colonia, nel 122 AC, denominata Minervia Scolacium da Caio Gracco. Notevoli dovevano essere i favori concessi da Roma, se, nel 96-98 DC, l’imperatore Nerva ne curò personalmente l’ampliamento e aggiunse nel nome l’appellativo di Augusta, un prestigio destinato solo a poche città. Un altro imperatore, Antonino Pio, ordinò la costruzione di un acquedotto destinato esclusivamente a Minervia Nervia Augusta Scolacium.

Giunse presto a Scolacium, il Cristianesimo, se è vero che si ritiene, con qualche dubbio in verità, che vi siano nati i Santi Scillitani, martiri a Cartagine già nel 180 DC. Sicuramente fu una delle diocesi apostoliche più importanti. Alla caduta di Roma, Scolacium fu occupata dai Goti, la cui dominazione fu mitigata dai saggi suggerimenti di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, ministro e consigliere di quattro re: Teodorico, Atalarico, Teodato e Vitige. Discendente da una potente famiglia di funzionari d’origine siriana, Cassiodoro nacque a Scolacium nel 487 ed appena ventenne ricoprì le più alte cariche presso la corte di Teodorico. Alla sua morte, nel 583, esisteva sulle colline del Monte Castello una comunità di monaci e di laici, da lui fondata sulle sue terre, primo nucleo dell’odierna Squillace.

Subentrati i Bizantini, la città, come tutte quelle costiere dell’epoca, fu presa di mira dai Saraceni, che costrinsero le genti ad emigrare verso zone più sicure e meno esposte alle loro feroci incursioni. Gran parte della popolazione di Scolacium si rifugiò presso il monastero del Monte Castello, e la città abbandonata, identificabile nell’attuale sito di Roccelletta di Borgia, cadde rapidamente nell’oblio. Tutto questo avveniva verso la fine del VI secolo: è del 598 l’epistola di San Gregorio Magno Papa al vescovo di Scolacium, Giovanni, in cui si cita la costruzione di una chiesa nel Castrum quod Scillacium dicitur e che costituisce il primo documento ufficiale concernente la nuova città. Il dominio bizantino nonché il forte ascendente dei monaci basiliani, spinsero la diocesi di Scillacium verso il rito greco e l’annessione d’autorità al Patriarcato di Costantinopoli, nel 726. Fu in questo periodo che, in seguito all’iconoclastia, vi furono trasportate le spoglie di Sant’Agazio Martire, patrono di Costantinopoli e da allora venerato protettore della città. Non fu possibile, a dispetto del castello e delle altre fortificazioni, arrestare l’avanzata araba, ed anzi l’emiro Abstaele occupò la città nel 903, facendone un emirato indipendente.

Solo nel 980 i Bizantini riuscirono a riportarla nei loro domini, anche se la guerra contro i Saraceni si concluse con l’arrivo dei Normanni di Guglielmo d'Altavilla, nel 1044, e del Conte Ruggero, che conquistò definitivamente queste terre nel 1062. Contropartita all’appoggio avuto dalla Chiesa di Roma, in tutte le zone occupate dai Normanni fu reintrodotto il rito latino, Scillacium compresa. Inserita nel Regio Demanio per quasi tutta l’epoca normanno-sveva, la città visse il suo periodo di maggior prosperità, grazie alla buona amministrazione che spronò il rifiorire dell’artigianato e dell’agricoltura.

Fu dal 1258 che la città divenne un feudo, appannaggio dei conti Lancia, passato pochi anni dopo, verso il 1270, a Guglielmo di Monfort, giunto in Calabria al seguito degli Angioini. Dopo i Monfort, i Del Balzo e, dal 1314, i Marzano. Gli Aragonesi, impossessatisi del trono di Napoli, elevarono il feudo a principato nel 1485, ed il reggente fu lo stesso Federico II d’Aragona, che si circondò di artisti e letterati, facendo della corte di Squillace uno dei centri culturali più rinomati dell’epoca. Divenuto re, nel 1494 Federico II assegnò il feudo al genero Goffredo Borgia, fratello di Lucrezia e del Valentino, gli esponenti più famosi o più famigerati della celebre famiglia.

I Borgia, confermati anche dagli Spagnoli, governarono fino all’avvento dei Borboni, nel 1735. I nuovi padroni del Regno di Napoli affidarono il feudo al marchese Leopoldo De Gregorio, loro influente ministro, la cui famiglia originaria di Messina, governò dal 1755 al 1806 e fu costretta ad affrontare i gravi danni inferti dal terremoto del 1783. Attiva fu la partecipazione della popolazione agli eventi della Repubblica Partenopea e non secondario il contributo al Risorgimento, che vide impegnati personaggi come Florestano Pepe, il valoroso generale di Gioacchino Murat, e Damiano Assanti, camicia rossa garibaldina e futuro senatore del regno, senza dimenticare il generale Guglielmo Pepe, che il De Sanctis definì il padre della rivoluzione italiana.

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