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Gerace (RC )

Magnifico borgo dalla storia millenaria, arroccato su una collina rocciosa, certamente tra i più monumentali e meglio conservati della Calabria.

La sua fondazione ufficiale, per così dire, si fa risalire al IX secolo ed è attribuita ai Locresi che, costretti dai Saraceni ad abbandonare la costa, furono guidati sulla rupe da uno sparviero. Questo vuole la leggenda, e da hierax, appunto sparviero in greco, sarebbe derivato il nome del borgo, che del rapace ha fatto il suo stemma. Al solito, la realtà è diversa. Quasi certamente i Greci provenienti dalla Locride Opunzia, e stabilitisi in queste zone prima di fondare Lokroi Epizephyri, verso il VII secolo, entrarono in contatto con i Siculi, la popolazione indigena presente nel territorio fin dal Neolitico, X secolo AC, e la cui civiltà raggiunse l’apice grazie alla convivenza ed alla susseguente fusione con i nuovi arrivati. A questa ipotesi conducono i reperti e le tombe dell'Età del Bronzo scoperti nella zona. La proficua convivenza dei due popoli continuò anche durante il massimo splendore di Lokroi, attorno al V secolo, e, come Lokroi, fu fedele alleata di Roma, che ne fece un presidio militare.

I Bizantini, dal IV-V secolo DC, fecero del piccolo borgo un importante centro amministrativo e militare, trasformandolo in un’autentica fortezza. La gran rilevanza politica non ne offuscò il fervore religioso e la crescita culturale, iniziato con l’arrivo di una consistente comunità di monaci ed anacoreti basiliani, divenuta ben presto molto potente nell’ambito della Chiesa d’Oriente: forse a questo periodo risale l’appellativo di Jerà Akìs, vetta sacra, altra probabile origine dell’attuale nome. Fu Stefano di Nicea, discepolo di San Paolo, a consacrare Suera, primo vescovo di Gerace, secondo la tradizione. Il primo vescovo di cui si ha certezza storica è Dulcino, nel 591; altrettanto certo è che Cristoforo partecipò al Concilio di Nicea come vescovo di Aghia Kiriakì, Santa Ciriaca, nome imposto dai Bizantini alla città ed altra probabile origine, la terza, della denominazione Gerace. Una breve parentesi araba, nel 968, interruppe il dominio bizantino, durato fino all’arrivo dei Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1059 o 1062.

Con i Normanni divenne una città bella, grande ed illustre, riconoscendone il ruolo e l’importanza, cosa che fecero anche gli Svevi, loro successori dalla fine dell’XI secolo. La sconfitta di Manfredi, nel 1266, segna l’avvento degli Angioini e l’inizio di una fase di instabilità politica e di guerra con gli Aragonesi, durata fino all’epilogo della Guerra dei Vespri. Gerace fu occupata da Ruggero di Lauria, ammiraglio aragonese nativo di Scalea, che per breve tempo ne fu anche feudatario; ricaduta in mano angioina, fu incamerata nel demanio e dichiarata Città Regia, status che conservò fino al 1328, quando divenne contea e feudo di Enrico Caracciolo. Dal 1457 la città rientra nel Regio Demanio, fino al 1473, anno in cui gli Aragonesi, ritornati in auge, la elevano a marchesato affidandola ancora ai Caracciolo. Caduto il dispotico dominio aragonese, nel 1502, ed iniziato il tetro periodo del Vicereame Spagnolo, Gerace passa nelle mani di Consalvo De Cordova, fino al 1558; poi è la volta di Tommaso De Marinis, fino al 1574, ed infine, col titolo di principato, dei Grimaldi, famiglia genovese la cui signoria continuò nel periodo borbonico e terminò con le leggi eversive francesi del 1806.

Capoluogo di Circondario sotto il dominio francese, Gerace mantenne tale ruolo anche dopo il ritorno dei Borboni. La partecipazione della città al movimento risorgimentale non fu certo secondaria, pagando anche il suo tributo di sangue alla repressione del 1847, con l’esecuzione capitale di cinque giovani capi dei moti carbonari: fu per questo insignita dai Borboni del titolo di Città fedelissima, diventando famosa, suo malgrado.

Il continuo e lento degrado, che per tutto il Meridione era iniziato fin dall’arrivo degli Aragonesi e che nemmeno l’unità d’Italia seppe arrestare, ovviamente non risparmiò Gerace, vicina allo spopolamento fino a pochi decenni fa: fu dalla rivalutazione dei centri storici, nella seconda metà del 1900, che la città ebbe un nuovo impulso, per così dire, vitale, riuscendo a recuperare la gran parte del suo patrimonio storico ed architettonico.

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