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Locri (RC )

Tutti gli storici sono concordi nell’attribuire la fondazione di quest’importante polis della Magna Grecia a coloni provenienti dalla Locride, povera e montuosa regione della Grecia centrale, in cerca di terre migliori ed adatte all'agricoltura, sulle quali insediarsi stabilmente. Resta ancora in dubbio se i coloni furono Locresi Opunzi, originari della Locride Occidentale, sulla costa settentrionale del golfo di Corinto, oppure Ozoli, abitanti della Locride Orientale, affacciata sull’Egeo. Più probabile, forse, la seconda ipotesi, poiché protettore della nuova colonia fu Aiace Oileo, il mitico eroe omerico nativo di Naricia, città della Locride Ozolia, appunto, e culla delle tradizioni presenti da sempre in Lokroi.

Certo è che nella zona era già presente, fin dall’Età del Ferro, IX-VIII secolo AC, una fiorente comunità indigena, i Siculi, il cui insediamento più consistente era in località Janchina, nell’immediato retroterra di Capo Zephirio, luogo d’approdo dei Locresi. Le tombe a camera delle necropoli ritrovate in questa località, hanno restituito cospicui corredi funerari, costituiti in buona parte da armi, in bronzo e ferro, segno di esigenze difensive e del rilevante ruolo della casta guerriera. Oltre alle ceramiche di tradizione indigena, è molto interessante la presenza di vasi a decorazione geometrica, all’epoca, 730-720 AC, tipiche dell’isola di Eubea, forse importati o forse fabbricati localmente: in ogni caso è la prova dei contatti pacifici e puramente commerciali intercorsi tra Siculi e mercanti greci, che già dalla fine del IX secolo AC solcavano il Mediterraneo sulle rotte tracciate dai Fenici. La zona era inoltre favorevole all’approdo ed alla sosta, protetta dal Capo Zephirio, oggi Capo Bruzzano, sulla cui alta rupe s’infrangeva lo zefiro, il vento d’Occidente.

I pacifici e proficui rapporti tra i Siculi e i Greci furono a dir poco turbati dall’arrivo dei Locresi, intenzionati a stabilirsi in massa e sfruttare le risorse del territorio, a scapito dei locali. Cronista d’eccezione, Strabone fa risalire lo sbarco dei Locresi, guidati da Evante, ed il loro primo stanziamento, nei pressi appunto del Capo Zephirio, al 736-735 AC. Probabilmente in numero esiguo, i nuovi coloni strinsero patti di amicizia e di pacifica convivenza con i Siculi. A questo punto subentra il racconto, non si sa quanto leggendario, tramandatoci da Polibio e Polieno: i Locresi giurarono solennemente che l’amicizia tra i due popoli sarebbe durata finché entrambi avessero calpestato la stessa terra e portato la testa sulle spalle, solo che prima del giuramento avevano coperto con terra della madre patria il fondo dei loro calzari e messo sulle spalle delle teste d’aglio. Con tale inganno, i Locresi si ritennero svincolati dal giuramento e, quindi, liberi di violare i patti senza essere spergiuri. Non passò molto tempo che i patti furono violati: le terre dei Siculi erano molto più fertili e ricche d’acqua che le colline argillose attorno al Capo Zephirio, ed i Locresi, appena ricevuti rinforzi, occuparono facilmente l’insediamento di Janchina, scacciandone gli abitanti. Il territorio occupato, 20-25 Km a nord dal primo insediamento, era ideale per la città che gli scaltri greci fondarono, sul colle Esopis, e che chiamarono Lokroi Epizephyri, la sola colonia cui sia stato imposto lo stesso nome della patria originaria. Non si sa chi aiutò i Locresi: Strabone cita Siracusa, altri invocano anche l’apporto di Taranto, altri ancora parlano di Ioni, Dori e Calcidesi. Rimane anche incerta la data di fondazione della città: Eusebio di Cesarea suggerisce il 673 AC; Strabone la pone poco dopo quella di Siracusa, 733 AC, e di Kroton, 710 AC, ma prima del 690 AC, quindi nell’ultimo trentennio dell’VIII secolo.

Il conflitto con i Siculi si limitò all’attacco di Janchina, ed i rapporti pacifici con gli altri villaggi ricominciarono molto presto, ripristinando gli scambi commerciali necessari all’approvvigionamento di materie prime e di risorse per la nuova polis. Nell’arco di un paio di secoli, le due comunità finirono con l’integrarsi totalmente. Molto rapidamente, Lokroi divenne una delle più floride città della Magna Grecia, tanto che Platone la definì Fiore dell'Italia per nobiltà, per ricchezza e gloria delle sue genti, ed, in effetti, all’epoca per tutti era Flos Italiae; ottima era anche la gestione della cosa pubblica, basata sul codice di leggi redatto da Zaleuco subito dopo la fondazione, forse il primo mai concepito in Europa, in seguito adottato da altre città della Magna Grecia. Elevato era il prestigio sociale della donna, cosa insolita per una comunità ellenica, tanto da far ipotizzare, erroneamente, l’esistenza del matriarcato.

La rapida crescita, anche demografica, impose alla città la ricerca di nuove terre da coltivare già nel corso del VII secolo: fu così che gruppi di popolazione si spinsero sul versante tirrenico, dove fondarono le subcolonie di Medma, oggi Rosarno, e Hipponion, Vibo Valentia, estendendo il controllo di Lokroi su un territorio tra i più vasti dell’epoca. Fu annessa anche Metauros, Gioia Tauro, piccolo centro fondato da coloni calcidesi di Zancle, Messina, all’inizio del VII secolo. L’espansione territoriale non fu certo prerogativa della sola Lokroi: il bisogno di nuovi spazi fu avvertito da tutte le colonie della Magna Grecia, in drammatica contemporaneità. Inevitabili i contrasti, perciò, sorti nel corso del VI secolo tra le maggiori poleis, acuiti da motivi politici ed etnici. La prima a cadere fu Siris, distrutta da Sybaris, Kroton e Metaponto, nonostante l’aiuto della stessa Lokroi; toccò quindi a Sybaris, letteralmente cancellata dai Krotoniati, che poco dopo cercarono di espandersi verso sud, attaccando Lokroi, rea di aver aiutato Siris. Lo scontro tra le due potenze si concluse con la famosa battaglia sulle rive del fiume Sagra, l’Allaro d’oggi, che vide i Locresi trionfare clamorosamente sui Krotoniati, a dispetto della schiacciante superiorità numerica di questi ultimi, che fonti dell’epoca assicurano, esagerando, in rapporto di uno a dieci. La leggenda narra che lo stesso Zeus, sotto le spoglie di aquila, protesse e guidò i Locresi, e i suoi stessi figli, i potenti Dioscuri, parteciparono attivamente alla battaglia; inoltre, sembra che la notizia della vittoria dei Locresi giunse lo stesso giorno ad Olimpia, dove erano in corso di svolgimento i giochi. Questa vittoria segnò il periodo di maggior splendore per la polis, che controllava saldamente il territorio compreso tra il Sagra, a nord, ed il fiume Halex, ora Amendolea, confine a sud con i possedimenti di Rhegion. Forse è di questo periodo anche la conquista di Temesa, sottratta a Kroton.

Con Rhegion intercorsero sempre buoni rapporti, tanto che la città dello stretto inviò un contingente militare a fianco di Lokroi nella famosa battaglia. L’alleanza tra la due poleis fu incrinata da ripetuti contrasti, fino alla guerra aperta del 477, rapidamente conclusa con l’intervento di Ierone, tiranno di Siracusa, che costrinse i Rhegini a ritirarsi. Comincia così l’alleanza con Siracusa, in funzione anti Rhegion principalmente, che significò molto per il futuro politico di Lokroi. La città, coinvolta in ripetute guerre contro Rhegion ed Athene, partecipò alla conquista di Zancle, ricevendo in compenso da Dionisio il Vecchio, nuovo tiranno di Siracusa, il dominio su Skylletion e Kaulonia, oltre l’aiuto per ricondurre alla ragione le ribelli Medma ed Hipponion. Anche l’alleanza con Siracusa entrò in crisi, in seguito all’espulsione di Dionisio il Giovane, che accolto in Lokroi nel 356, s’impadronì del potere governando come peggio non si poteva e provocando una rivolta, conclusa con la sua cacciata, l’eccidio della sua famiglia e la nascita di un governo democratico, nel 346.

Subentrano altri fattori nello scenario della Magna Grecia: la crescente pressione dei Brettii e dei Lucani sulle poleis e l’emergente forza di Roma, alla quale Lokroi si rivolse per contrastare gli Italici. I Romani installarono un presidio militare nella città, nel 282, ma questo non impedì ai Locresi di allearsi con Pirro l’anno seguente, per poi ripassare dalla parte di Roma e subire le ire del re epirota, che saccheggiò il tesoro del santuario di Persefone, uno dei più celebri luoghi di culto dell’epoca. Con la vittoria su Pirro, Roma conquistò in pratica tutta la Magna Grecia, anche se per la definitiva sottomissione delle poleis , dovette attendere la fine della Seconda Guerra Punica. Le vittorie di Annibale, specie quella di Canne, provocarono una serie di ribellioni contro Roma ed il passaggio di quasi tutte le poleis ai Cartaginesi. Spietata fu la vendetta dei Romani, che a Lokroi, riconquistata da Scipione, costò il saccheggio e l’inizio di una crisi gravissima mai più superata. Le antiche tradizioni, le istituzioni e le strutture sociali furono lentamente soppiantate dalle nuove, importate dai coloni giunti dall’Italia centrale; anche la lingua ed i caratteri greci cedettero il posto al latino. L’importanza di Locri era ormai solo locale, anche se molta era la considerazione dei Romani, che per tutta l’epoca imperiale l’arricchirono di palazzi, terme e teatri. Lo stesso Cicerone la segnala come centro politico e culturale, e per Stazio è ricca.

Pochissime le fonti sul confuso periodo dopo la caduta dell’impero. Certa è la diffusione del cristianesimo, precocissima se è vero che la Diocesi di Locri risale al 330. Nel V secolo era ancora un grande centro, come riferisce Procopio, ma il tracollo definitivo, come per tutte le città ioniche sulla costa era alle porte. Le scorrerie dei barbari, le guerre tra Longobardi, Goti e Bizantini, le incursioni dei Saraceni e non ultima la diffusione della malaria, spinsero le popolazioni costiere a cercare rifugio all’interno. Per Locri la migrazione forzata cominciò dall’VIII secolo e coincise con la nascita di Gerace, che dai Locresi appunto fu fondata e che ne avrebbe raccolto l’eredità amministrativa e religiosa per tutto il Medio Evo e l’Età Moderna. L’abbandono definitivo della città si compì nel IX secolo. Eccettuata la saltuaria presenza delle guarigioni spagnole nelle torri d’avvistamento costruite nel XVI secolo, il sito della Locri classica, rimase completamente deserto fino a metà del XIX secolo, quando sorsero i primi nuclei abitati di quella che ben presto sarebbe diventata Gerace Marina, due o tre chilometri a nord dell’antica città. Lo sviluppo del nuovo borgo fu rapido, favorito dall’arrivo della ferrovia, verso il 1875, tanto che divenne comune autonomo nel 1905. Fu nel 1927 che Gerace Marina assunse l’attuale denominazione di Locri.

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