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Stilo (RC )

Molte le definizioni attribuite a questa città: alta, ambiziosa, privilegiata o, con le parole di Paolo Orsi, l’insigne archeologo, Terrasanta del basilianesimo e del bizantinismo.

Certamente la sua storia, lunga e misteriosa, comincia molto prima della nascita di Cristo, nelle grotte e negli anfratti, con evidenti tracce di vita rupestre, o nelle necropoli, forse elleniche, delle località Locu e Pignatello. Le sue origini sembrano, in ogni modo, legate alle vicende di Kaulonia, allora, V-III secolo AC, la colonia greca che con Lokroi Epizephiri era egemone su quella parte di costa ionica. Krotoniati, Brettii, Lucani e Siracusani, gli unici alleati di Lokroi, furono coinvolti in una serie di guerre che comportarono la disfatta di Kroton ed il trionfo di Lokroi, il cui dominio finì con l’arrivo dei Romani. Kaulonia, distrutta dal tiranno di Siracusa, Dionisio I, nel 389 AC, risorta pochi decenni dopo, si allea con Roma nel 270 e subisce una nuova distruzione dai Cartaginesi di Annibale, che ne deporta buona parte della popolazione, nel 209.

La florida e potente città decade rapidamente, e gli abitanti, dopo la caduta dell’impero, cercano altrove rifugio contro le invasioni longobarde, le scorrerie arabe e la malaria: Stilo, quindi, potrebbe essere semplicemente una nuova Kaulonia, rinata verso il V-VI secolo DC, sulle pendici del Monte Consolino, in una posizione inespugnabile e perciò facilmente difendibile. E forse il nome deriva da Stilida, come Kaulonia fu romanamente denominata, secondo Plinio almeno; o forse da stylos, colonna. È bene precisare che la Kaulonia di cui si parla, era situata nei pressi dell’odierna Monasterace, oltre 20 Km a nord dell’attuale Caulonia.

Da quel poco che si conosce, il nuovo borgo ebbe un rapido sviluppo nella successiva epoca bizantina, favorito certamente dalla sua posizione, richiamo per tutti coloro che nella zona erano in cerca di sicurezza: la minaccia saracena non si era ancora placata ed altri invasori avevano preso di mira quelle terre. Il massiccio arrivo degli anacoreti basiliani, VII secolo, trasforma radicalmente la vita della cittadina: comincia per Stilo l’epoca d’oro, la cui eredità è, splendida, sotto gli occhi di tutti. Nascono gioielli architettonici, la Cattolica il più noto, e imponenti fortificazioni, grazie alle quali Stilo fu in grado di resistere all’avanzata degli Arabi, che all’inizio del 900 conquistarono Reggio e Catanzaro. L’unica tregua tra Arabi e Bizantini fu nel 982, quando addirittura divennero alleati contro i Sassoni di Ottone II, sceso in Italia per rivendicare il diritto sulle terre portategli in dote dalla consorte. Proprio nei pressi di Stilo, il 13 luglio di quell’anno, l’esercito tedesco fu sbaragliato e l’imperatore, salvatosi a stento, fu costretto a rinunciare alle sue pretese.

I Normanni arrivano nella seconda metà dell’XI secolo, ma riescono a vincere la resistenza della città solo dopo sei anni di continuo assedio e l’impegno di concedere l’autonomia, valicandone le mura nel 1072. L’autonomia fu effettivamente concessa e la città fu parte del Regio Demanio, alle dirette dipendenze del re. Ai Normanni di Re Ruggero si devono anche il Duomo ed il castello sulla cima del Monte Consolino, che aumentò i vantaggi politici ed economici per tutta la città. Il privilegio dell’autonomia municipale fu conservato anche sotto gli Svevi, gli Angioini, ai quali Stilo fu tenacemente fedele, e gli Aragonesi, anche se si racconta di governatori inetti e dispotici.

Qualche problema sorse con gli Spagnoli, sempre assetati di denaro, anche per la realizzazione del mastodontico piano di difesa costiera: Carlo V è costretto a vendere le terre ed i possedimenti demaniali ed il Viceré, Don Pedro da Toledo, cede Stilo alla famiglia Conclubet, nel 1540, per 1528 scudi. La ribellione della città è immediata ed i cittadini versarono al Re la stessa somma, ricomprando in pratica la loro libertà, di fatto ripristinata da Filippo III, successore di Carlo V, nel 1575.

Il lungo e buio periodo del Vice Regno fu superato senza difficoltà eccessive, se si esclude la stagnazione dell’economia, male comune a tutto il Meridione. Nacquero, in quest’epoca, due dei figli più illustri di Stilo: Francesco Cozza, valente pittore, e Tommaso Campanella, l’insigne filosofo. Anche i Borboni, saliti al trono nel 1734, ebbero una certa predilezione per Stilo, alla quale lasciarono, tra l’altro, lo splendido complesso della Ferdinandea. Nel decennio francese, Stilo divenne comune del cantone di Satriano, secondo l’ordinamento amministrativo del generale Championnet, e nel 1807 capoluogo di governo. Il riordino dei Borboni, del 1811, previde Stilo capoluogo di circondario, con giurisdizione sui comuni di Monasterace, Bivongi, Riace, Pazzano, Camini e Stignano.

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