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La
vendita della seta, assieme a quella del vino, si rivelò determinante per
migliorare le condizioni economiche di tante famiglie oppresse da una povertà
cronica, oggi difficilmente immaginabile. Tale benefico effetto spiega la rapida
ed estesa diffusione dell'allevamento domestico del filugello.
Nella
seconda quindicina di Aprile le uova venivano acquistate ad "once" e
conservate nel tepore domestico in attesa della loro schiusa che richiedeva una
temperatura superiore ai 15°C. Alcuni riponevano la partita delle minuscole
uova sotto il materasso del letto. Molte donne mettevano nel seno le uova
contenute in un panno e ne facilitavano la schiusa con il calore corporeo. Ogni
"oncia" era costituita da circa 60mila uova che esigevano arieggiato,
tiepido e privo di odori. Il luogo più consigliato era la stalla in cui i
bovini assicuravano un tepore regolare ed una sufficiente umidità. Gli odori
ammoniacali della stalla erano innocui alle uova poste in un cestello appeso al
soffitto e coperto con tela per proteggerlo dagli insetti. La schiusa avveniva
dopo 14 giorni. L'oncia era un'antica misura di peso corrispondente alla 12a
parte della libbra, cioè 27 grammi.
I "cavalieri"
Dopo
la schiusa, i bacolini grigi nerastri o striati, venivano posti su graticci di
vimini coperti di carta, detti "rèle", ed alimentati con foglie di
gelso finemente spezzettate. nei primi giorni, il lavoro si limitava alla
raccolta ed alla frantumazione di una congrua quantità di foglie di geLso ben
asciutte, fresche e pulite. Almeno ogni 48 ore dovevano inoltre essere
sostituiti i fogli di carta che raccoglievano gli escrementi sopra il piano dei
graticci. Più i bachi crescevano, più aumentava il loro appetito e più si
faceva pressante il lavoro per accudirli. Fortunatamente lo sviluppo dei bachi
non era uniforme poiché presentava quattro momenti di stasi nei quali si
verificava la muta, cioè la perdita della pelle (tegumento) sostituita da una
più capiente. In tali momenti, i bachicoltori trovavano una giornata di
respiro, provvidenziale pausa prima di riprendere il lavoro con maggior lena. Lo
sviluppo avveniva secondo il seguente schema:
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1°
ETA': muta al 5° giorno
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2°
ETA': muta al 10° giorno
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3°
ETA': muta al 16° giorno
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4°
ETA': muta al 23° giorno
Inizio
filatura al 33° giorno (compresi i giorni di muta).
Negli
ultimi 10 giorni del ciclo, il lavoro si faceva intensissimo, snervante, spesso
complicato dalle bizzarrie meteorologiche: sbalzi di temperatura, vento, piogge,
temporali. E le preoccupazioni non erano ancora finite, poiché la sopravvivenza
dei bruchi era minacciata da varie malattie, spesso gravi o mortali.
Nell'ultimo
periodo di sviluppo, i "cavalieri" mangiavano con grande ingordigia,
fino al 32° giorno, quando cessavano di rodere e con il movimento oscillante
del capo rivelavano che era giunto il momento di filare il bozzolo.
A
questo punto, la famiglia allestiva il "bosco" costituito da rametti
di fascina variamente intrecciati e lo collocava nei "granai" o in
soffitte appositamente oscurate per creare l'ambiente ideale. Realizzato il
"bosco" e deposti i bachi, gli allevatori, soddisfatti per avere
ultimato il lungo e stressante lavoro, pregustavano un abbondante raccolto.
I
bachi, al contrario, non avevano ancora concluso la loro attività. Anzi,
proprio ora iniziavano quella più spettacolare. Essi, con la bava emessa da un
organo detto "filiera" posto sotto la bocca, cominciavano a filare il
bozzolo bianco o giallo, morbido, ovale in cui si verificava un vero prodigio
della natura: la "metamorfosi" cioè la trasformazione in crisalide e
poi in farfalla. Dopo 15 giorni, l'insetto, emettendo una secrezione rossiccia,
scioglieva la sostanza gommosa agglutinante che univa i fili, li divaricava
senza romperli e usciva all'aperto con l'aspetto di tozza farfalla bianca
incapace di volare e di nutrirsi perchè dotata di un apparato boccale
rudimentale privo di spiritromba, ossia di organo succhiatore. Nei restanti 5-6
giorni, seguivano l'accoppiamento, la deposizione di circa 500 uova, quindi la
morte che concludeva il ciclo del "filugello" (Bobyx Mori).
Per l'utilizzazione della seta, era necessario intervenire prima dell'uscita della
farfalla dal bozzolo poiché la secrezione rossastra emessa dall'insetto per
aprirsi un varco avrebbe irrimediabilmente macchiato la seta facendole perdere
alcune sue peculiari caratteristiche come il candore e la lucentezza, rendendo
inoltre impossibile il lavoro di filatura. A questo punto, iniziava l'opera
degli allevatori che raccoglievano, integro e mirabile, il prezioso "filo
di luce" cioè la seta avvolta nei candidi bozzoli.
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