Secondo la leggenda Scilla era una
bellissima ninfa e di lei si era profondamente innamorato il dio marino Glauco che perciò respinse l'amore di Circe.
La maga, offesa e indispettita, decise di
vendicarsi mediante le sue magie: preparò uno strano succo a base di erbe
misteriose, si recò presso la sorgente dove Scilla era solita bagnarsi e
vi versò la terribile pozione.
Non appena Scilla si
bagnò, il suo corpo subì un'orrenda trasformazione: mentre la parte superiore
rimase immutata, dalla parte inferiore comparvero sei feroci cani, ciascuno con
una orrenda bocca fornita di tre file di denti appuntiti, che latravano in modo
impressionante. Essi erano dotati di
lunghissimi colli a forma di serpenti i quali afferravano gli esseri viventi e
li divoravano.
Diventata così mostruosa, Scilla andò a
nascondersi presso lo stretto di Messina in un antro là dove la costa calabra
si protende verso la Sicilia e da lì seminava strage e terrore contro i
naviganti che imprudentemente le passavano vicino.
Si racconta che, un giorno, Eracle, che
stava attraversando l'Italia con il bestiame di Gerione (un
mostro o gigante fornito di tre teste e tre corpi uniti all'altezza della
cintola), uccise Scilla perchè gli
aveva divorato alcuni buoi. Ma il dio Forco, che era il padre di Scilla,
con l'aiuto di alcuni incantesimi richiamò in vita il mostro.