La
tradizione popolare vuole invece che in tempi antichissimi, le acque dello
stretto di Messina, fossero abitate dalle Sirene.
Quando le navi solcavano le acque dello stretto, le Sirene affioravano dagli
abissi del mare e incominciavano il loro canto melodioso che ammaliava i
naviganti. Essi dimenticavano tutto: patria, famiglia, casa…e così le loro
navi, senza guide, si infrangevano sugli scogli e venivano inghiottite dai
gorghi.
All’altezza del Faro, due bellissime Sirene, una chiamata Scilla che di solito
stava in vicinanza della costa calabra, l’altra Cariddi, che invece
indugiava vicino la costa sicula, insidiavano le grandi navi con il loro canto.
I naviganti, per quanto cercassero di resistere non riuscivano a sottrarsi al
pericolo perché se evitavano Scilla, incappavano in Cariddi e
viceversa.
A quei tempi viveva in Messina un giovane chiamato Gigante che alla forza
prodigiosa univa un coraggio smisurato e una forte conoscenza delle acque dello Stretto. La sua passione era il mare, come un pesce era
sempre in acqua, giorno e notte. Percorreva rapido la costa da Messina al Faro
in Calabria e viceversa.
Un giorno Gigante annunciò ai suoi conterranei che si sentiva capace di
catturare le Sirene visti i danni che esse continuavano a causare alla
navigazione e al traffico. Ma mentre i messinesi, ben conoscendo le sue capacità,
lo plaudirono, i reggini, giudicando una millanteria la sua offerta, lo
schernirono. Gigante, allora decise di attraversare a nuoto lo Stretto
per proporre ai reggini increduli una forte scommessa. I reggini accettarono e Gigante incominciò subito i preparativi.
Legò, sulla rupe sovrastante la dimora abituale di Scilla, a una campana, una
corda lunghissima per dare un segno di vita durante la sua permanenza
sott’acqua. Poi, si svestì, si mise un tascapane a tracolla, prese con sé il
capo della lunga fune e sparì tra le onde.
Andò prima in cerca di Scilla e trovatala la strinse tra le sue forti braccia,
la legò con la grossa fune e la ridusse all’impotenza. Fu vana la resistenza
disperata di Scilla, la più bella fra le Sirene, egli la trascinò
con sé alla ricerca di Cariddi fino a che non la trovò. In un secondo
le fu addosso e la incatenò per il collo. Poi, orgoglioso, le trasse entrambe a
riva piangenti e disperate.
Intanto la folla che lo aspettava sulla spiaggia proruppe in grida di gioia e di
stupore. I messinesi, in segno di gratitudine, innalzarono a Gigante una
statua in riva al mare, avente ai lati le due belle Sirene imbalsamate.