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Periodo storico: Magna Grecia

NOSSIDE

(444 a.C.  -  400 a.C.)

Meleagro di Gadara la ritiene meritevole di far parte della sua corona di fiori e poeti, e le assegna l’iris (giaggiolo, gladiolo), lodandole per i suoi versi amorosi.
Tuttavia l’Antologia Palatina, della Locrese non riporta se non dodici epigrammi di quattro versi ciascuno, e di questi uno solo nel libro V, quello degli epigrammi erotici. Può darsi che Nosside abbia composto versi lirici - monodici o corali che fossero - ispirati comunque all’amore, che per la loro natura non trovano posto nella silloge.
I distici che possiamo leggere ci ispirano senza dubbio ammirazione per la loro elegante compostezza, ma non ci appaiono illuminati dal sorriso delle Muse. Eleganti, armoniosi, ben strutturati, hanno un non so che di descrittivo, di espositivo, molto lontano dalla passione di Saffo, a cui troppe volte la nostra poetessa è stata accostata.
Ma tale era l’epigramma, una sorta di diario personale non necessariamente intimo, un autocompiacimento artistico, una sorta di strumento di comunicazione. Non possiamo leggere Nosside, donna dell’età ellenistica, e di un mondo italiota ormai in decadenza, con lo stesso spirito con cui ci esaltiamo dei magnifici poeti arcaici. Se la collochiamo nel tempo e nel luogo, Nosside ci appare una delicata voce lirica e una valida maestra di parole.
Le altre riflessioni, tutte più o meno forzature ideologiche, non hanno campo in questo nostro lavoro. Nosside non ci occorre per gloria campanilistica, né autorizza proclamazioni di sfrenatezza, né è un simbolo di liberazione di alcunché, ma una donna di Locri in una grecità sempre più lontana dai suoi universi formali originari, e che cerca una qualche nuova identità.

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