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Il Castello - Santa Severina   (KR)

Maestoso ed imponente, a dominio della valle del Neto, arroccato com’è sulla parte più elevata della rocca su cui poggia Santa Severina. E’ un edificio poderoso, munito di un robusto mastio quadrilatero, quattro bastioni sporgenti in corrispondenza d’altrettanti torrioni angolari coronati da mensole decorate e caditoie. Intricati labirinti sotterranei, una mastodontica cinta muraria merlata ed il profondo fossato che lo circonda su tre lati, completano l’opera, senz’altro tra le più belle, complesse e meglio conservate costruzioni militari del Meridione.

Voluto dal normanno Roberto il Guiscardo, nel 1076, fu edificato sull’antico kastron bizantino, a sua volta impostato, forse, su una preesistente rocca romana. Certamente bizantini sono la muraglia di sbarramento, la cisterna presso la torre di sud-ovest, la necropoli e i resti della chiesa, con gli affreschi sulle pareti.

Quasi del tutto scomparso il riadattamento voluto da Federico II di Svevia, nella prima metà del 1200, celato dagli interventi successivi; ben visibili invece le modifiche effettuate dagli angioini: le strutture perimetrali del mastio, la parte più appariscente dell'antico maniero, e le difese merlate delle cortine, dotate di arcaici punti di sparo, e dei torrioni circolari. Solo piccole migliorie, come alcuni punti di sparo nei torrioni, furono apportate dagli Aragonesi.

Ai Carafa si devono i più consistenti lavori d’ammodernamento: il primo fu Andrea I, conte dal 1496 al 1526, che fece costruire i rivellini meridionali, tre baluardi, due fronti difensivi e la residenza feudale, oltre alla cinta muraria della città, con le relative porte.

Il nipote Galeotto, dal 1527 al 1556, volle un nuovo impianto fortificato e fece innalzare la maggior parte delle strutture della fortezza racchiusa nel primo perimetro. A lui si deve anche l'altana posta tra i due bastioni del lato orientale, oggi stupendo belvedere da cui ammirare il marchesato fino a Crotone e allo Ionio.

Andrea II, dal 1557 al 1569, completò le strutture in cima al fronte del Campo e fece costrure le fabbriche del fronte meridionale, mentre il figlio Vespasiano non riuscì a completare quelle del rivellino dell'avamposto, che pure aveva impostato.

I Ruffo, subentrati ai Carafa, vi apportarono solo qualche piccolo aggiustamento, ma il castello aveva già perso le sue funzioni militari per diventare residenza: agli Sculco, prima e ai Greuther, poi, il merito di avere ammodernato, tra il 600 ed il 700, la residenza feudale, ingentilendola, restaurandone i pavimenti, costruendo volte dipinte, e decorandone alcune sale con stucchi ed affreschi.

Nel 1806, il castello fu incamerato dal Demanio, venduto a privati ed abbandonato fino all’acquisto da parte del Comune, nel 1905, che lo trasformò in sede municipale e ne restaurò le scale, i tetti, la torre ovest e le merlature. Il ponte, oltre al quale c’è il bel portale d’accesso in pietra, con stemma e trofeo in marmo degli Sculco, è del 1836.

Dal 1932 il mastio è sede del Liceo Borrelli. Attualmente il castello è sede del museo e della Pro Loco.

Una menzione a parte meritano i fastosi decori che abbelliscono gli ambienti del piano nobile e che un recente laborioso restauro ha splendidamente recuperato. Fu Francesco Giordano, pittore presumibilmente calabrese, ancora poco conosciuto, ad eseguire l'intero ciclo pittorico commissionatogli, alla metà del 700 dalla famiglia Greuther, realizzando una delle più notevoli decorazioni di residenze private in Calabria.

Un ricco addobbo rococò, nel salone di rappresentanza, circonda il medaglione centrale, che raffigura "Il Trionfo di casa Greuther", vera e propria apoteosi della famiglia committente, ribadita da "le virtù del Principe", nel boudoire. Molto bella è Selene, dea della notte, nella stanza da letto. Degni d’attenzione, infine, gli episodi della vita di Cristo nella cappella.

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