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Cattedrale di Sant'Anastasia - Santa Severina   (KR)

Intitolata alla Patrona del paese, edificata tra il 1247 e il 1295 da Ruggero di Stefanunzia, è una basilica latina con cupola, alta testimonianza dei complessi intrecci tra politica e religione che influenzarono enormemente la storia di tutta la Calabria.

Posta nella bella piazza di fronte al castello, ha conservato i suoi tratti fondamentali nonostante gli interventi del Seicento e dell’Ottocento. È un edificio molto ricco: il rifacimento eseguito agli inizi del 900 dall'architetto Giuseppe Pisanti, e le decorazioni di Cosma Sampietro hanno trasformato la vecchia chiesa in una sfarzosa basilica romana.

La facciata a due ordini, è scandita da quattro lesene corinzie di chiaro stampo barocco; sul portale centrale, una grande finestra, mentre due nicchie affiancate ed una piccola finestra quadrata ciascuno dei portali laterali; in alto, un fastigio barocco è al centro dei quattro pinnacoli corrispondenti alle lesene. Dei tre portali, il centrale ad ogiva è l’unico originale: gli altri due furono rifatti, assieme alla facciata, nel 1705.

Attaccato all'edificio, il campanile a corpo avanzato, con portale ad arco acuto del 1200 e monofore, a tutto sesto, agli ultimi due ordini.

L'interno è a tre navate divise da pilastri quadrati, di blocchi e mattoni. Nell’abside centrale, l’altare maggiore barocco, in marmi policromi, del 700, ed un coro di legno intagliato.Notevole è pulpito in marmi calabresi del 600, nel presbiterio: una tribuna rialzata su un basamento con alcuni scalini d’accesso, ornata da bassorilievi, forse del 500, tra i quali, Gesù in disputa con i Dottori, nel pannello frontale.

Molte le cappelle, e molto belli i relativi altari, tra cui quello di Sant’Anastasia, decorato da un fastigio di marmo a due colori, tardo-rinascimentale, del 1586; quello della Madonna degli Angeli, con fastigio barocco sorretto da colonne in marmi verdi di Calabria, del 1611; quello di San Leone, pure in marmo calabrese, del 1617, primo periodo barocco; ed infine quello del SS. Sacramento, del settecento, barocco, in marmi policromi. Uno splendido Crocifisso è conservato nell’omonima cappella. È una scultura di legno, a tutto tondo e a tutta figura, ritenuta bizantina anche se di chiara impronta romanica ed ascrivibile al 300. Nella stessa cappella, oltre i bassorilievi in tufo del 400, la pietra tombale di un guerriero del 500, forse proveniente dall’ormai distrutta Chiesa di San Domenico fuori città. Importanti sembrano i frammenti decorativi di un mausoleo del 400 con grandi figure di due Angeli, due Apostoli e una donna simbolica.

Importanti anche i dipinti: la Vergine in Trono con San Francesco di Paola ed un Abate, affresco d’autore ignoto del 500; il Martirio di Sant’Anastasia, olio su tela, opera barocca d’anonimo pittore meridionale; una pala d’altare barocca raffigurante Sant’Anastasia ed un’ultima tela, sempre raffigurante Sant’Anastasia, è al centro del bel soffitto di legno a cassettoni.

Ancora, stupenda è la statua di Santa Anastasia, a lamine d’argento sbalzate, opera d’alta oreficeria napoletana 700.

Da notare, per concludere, il fonte battesimale e la pila dell’acquasanta, in marmo del 600.

Purtroppo molti degli arredi sacri che la chiesa quasi certamente doveva possedere sono stati perduti o trafugati. I rimanenti, in ogni caso, sono, per numero e valore, sufficienti a costituire un vero tesoro, fino a pochi anni fa nella sacrestia, in una custodia di legno del 700, e dal 1998 custodito nel Museo Diocesano.

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