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Mileto Antica - Mileto   (VV)

Sono le rovine dell’antica capitale normanna, sede della reggia di Ruggero il Normanno e di una zecca, all’epoca tra le più importanti. Qui la vita si fermò agli inizi del 1783, sotto la furia del terremoto che devastò buona parte della Calabria. L’inclemenza del tempo ed il prelievo di materiale per la costruzione della nuova città, hanno impoverito notevolmente il sito, ma i resti degli edifici sono sufficienti, comunque, a delineare l’evoluzione storica, sociale ed artistica di Mileto, tra i secoli XI e XVIII. Notevoli i reperti venuti alla luce durante gli scavi, recentissimi. L’area più indagata è quella dell’Abbazia Benedettina della Trinità, con l’annessa ed omonima chiesa, fondata nel 1081 da Ruggero il Normanno, consacrata nel 1122 e rasa al suolo dal terremoto del 5 novembre 1659. Della chiesa, decorata con i marmi del Tempio di Persefone, della greca Hipponion, si è parzialmente ricostruita la struttura: di tipo basilicale a croce latina, con tre navate divise da quindici colonne ed archi a tutto sesto, tre absidi, transetto e alta cupola-tiburio; strana doveva essere la posizione del campanile, quadrangolare, all’interno della navata, fungente in pratica anche da colonna. Ricostruita anche la Cattedrale, edificata quasi certamente poco dopo l’abbazia, e di non grandi dimensioni, nei cui pochi resti si ritrovano elementi di stile romanico e orientale. Anch’essa di tipo basilicale e a tre navate, divise da due teorie di quattro colonne binate e due pilastri isolati e massicci, tutti monoliti in granito; gli archi dovevano essere a sesto acuto. Il presbiterio, sopraelevato, comprendeva coro, transetto ed un’abside profonda tra due minori laterali; non è ipotizzata la presenza di cupola ed il campanile in origine era separato dal corpo della chiesa. Straordinario l’impiego di colonne binate, di chiara influenza araba, raramente presenti nell’architettura religiosa romana, se non in qualche chiostro di convento. Durante gli scavi sono state rinvenute alcune tombe, nei pressi dell’abbazia, in una delle quali vi era un rosario, formato da cinquanta grani d’avorio e da una medaglietta, e sette monete del periodo aragonese. Tra gli altri reperti, oltre 1200 frammenti di ceramiche, di diverso tipo e con varie decorazioni, ancora monete, capitelli, cippi di colonne e lastre di marmo scolpite. Quasi tutto il materiale è conservato nel Museo Statale, esclusi il ciborio di marmo del 500, custodito nella Chiesa della Badia, e il tondo del XII secolo col bassorilievo della SS. Trinità, unico reperto integro proveniente dall'Abbazia ed ora nell'altare maggiore della chiesa omonima, nella nuova Mileto.

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