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Chiesa di Santa Maria della Consolazione - Altomonte   (CS)

Monumentale edificio di culto di elegante fattura, il più grandioso della Diocesi di Cassano: è il più interessante esempio di architettura gotico-angioina nella regione, ed in assoluto, uno dei più belli della Calabria e dell'intero Meridione.

Voluta da Filippo Sangineto, i lavori della chiesa cominciarono nel 1336, anche se sono del 1342 le cinque bolle con cui papa Clemente VI concesse l'autorizzazione a ricostruire l'antica chiesetta normanna di Santa Maria de' Franchis, consacrata forse nel 1052, lo jus patronato alla famiglia Sangineto e l'assenso perché la nuova chiesa fosse dedicata a Santa Maria della Consolazione.

Eseguita da architetti provenzali o senesi, la costruzione fu terminata nel 1338 ed ingrandita con l’aggiunta del transetto e con il prolungamento del presbiterio, dal 1349 al 1380. La consacrazione è del 1468, di poco antecedente al primo restauro, voluto da Covella Ruffo. Il restauro eseguito nel 600, per iniziativa dei Domenicani, ne aveva alterato se non deturpato l’interno, trasformandola in chiesa barocca. Un ultimo recente restauro ne ha fortunatamente ripristinato quasi in toto l’originalità.

L'esterno di chiara marca gotica, si rifà alla "grande architettura gotica di Francia". La facciata, monocuspide, con due pilastrini laterali è attraversata da un cornicione. Particolare la forma del portale del 400: un arco acuto che ne sovrasta uno a sesto ribassato di tipo catalano; inconsueto anche l’architrave orizzontale, ricco di decorazioni vegetali gotiche, e lo stemma gentilizio incastonato sopra la chiave di volta del portale stesso. La porta d'ingresso di legno intagliato e riccamente decorata è tardo-rinascimentale, del 1580.

Nel timpano del portale, è posta una Madonna col Bambino, scolpita a tutto rilievo su lunetta di marmo, del 300. Resta solo una delle due nicchie laterali su piedritti che in origine ospitavano due sante, oggi nell’attiguo museo.

Di grande effetto, il bel rosone centrale traforato, il cui diametro supera i sei metri, è costituito da sedici esili colonnine a raggiera, a sostegno di archetti trilobati inscritti in archi acuti con rosette negli interstizi. C’è da rilevare che è una copia dell'originale, gravemente deteriorato e conservato in un locale attiguo alla chiesa.

Sul fianco destro, il massiccio campanile a pianta quadrata, interrotto da un’elegante bifora formata da una colonnina prismatica, con archi trilobati, sormontati da un arco a tutto sesto, di artisti calabresi del XIV secolo.

L’interno a croce latina,è a navata unica che si allarga, nella parte estrema, in due cappelle laterali e termina in un’abside rettangolare. Il soffitto è di legno, con dipinti del 600-700. Il capo della navata è coperto a tetto con orditura a vista, le cappelle con volte a crociera. Bella l’acquasantiera del 400, con sculture figurate a rilievo. L’Altare Maggiore in marmo, presenta un paliotto d’alabastro ed un fastigio a decorazioni policrome. Deposta a destra dell'Altare, la campana originaria della chiesa, fusa in bronzo da Cosma di Laurino nel 1336, come da iscrizione incisa sul collo.

Nel coro, ai lati del presbiterio, gli stalli, le panche e gli scanni del 500, intagliati e decorati da M. Fabrizio Volpe da Paterno.

Sulla parete sinistra, un frammento di affresco, datato 1440 all’incirca, mpropriamente chiamato Santa Maria della Consolazione: in realtà, è una santa che mostra qualche analogia con la Madonna di Romania, nella Cattedrale di Tropea. Sotto l'affresco, una lastra tombale certamente appartenente ad un soldato, modellata da ignoto artista napoletano del XIV secolo.

Non passa di certo inosservato il monumentale sepolcro dei Sangineto, al centro della parete di fondo, che ospita le spoglie di Filippo I, del figlio Ruggero, morto prematuramente, e di Filippo II. È una fastosa arca, sorretta da tre statue, le Virtù Teologali, ritte su altrettanti leoni dalla folta e ricciuta criniera. Sui lati, nove immagini di santi, scolpite ed incorniciate in altrettanti archi divisi da colonnine con capitelli corinzi. Distesa sul coperchio, la figura dormiente del defunto, scolpita a tutto rilievo, con volto sereno, tunica da guerriero, spada al fianco ed i piedi che poggiano su due cagnolini. Due angeli sollevano i veli del baldacchino, sul cui tetto, le statue della Madonna col Bambino tra i Santi Nicola e Giovanni Battista. È senza dubbio un complesso capolavoro del 300, di artisti francesi, per alcuni, di scuola napoletana, per altri, o della scuola di Tino da Camaino, per altri ancora.

Una copia della piccola tavola di Simone Martini, San Ladislao, e la statua di Santo Stefano d'Ungheria, entrambi conservati nel museo, erano poste nelle due nicchie ai lati del sarcofago.

Sulla parete sinistra, in alto, le casse funebri di legno di Carlo Sanseverino e di Vittoria sua figlia, e, a sinistra, di un non meglio identificato "Giovanni"

Nella cappella di destra, un altro sepolcro: una tavola di marmo, lunga due metri, sulla quale un guerriero giace con i piedi appoggiati ad un cane. Forse conteneva le spoglie di Giovannetto ultimo discendente maschio della famiglia Sangineto.

Nella cappella di sinistra, dedicata a San Michele, un altare scolpito in legno e dorato del 1718; nella nicchia, la statua in legno di San Michele Arcangelo, dello stesso periodo; sul fastigio, lo stemma dei Sanseverino e sul paliotto, quello dei Domenicani, il cane con la fiaccola in bocca. Alla parete destra è murata una lastra tombale che prima era sul pavimento dell'altare maggiore: è la copertura del sepolcro di Covella Ruffo, sepolta nel 1474. Reca la figura graffita della defunta giacente, con rilievi decorativi, edicola gotica, l'arma dei Ruffo Sanseverino e l’epigrafe in caratteri gotici.

Dalla cappella destra, si accede all'attuale sagrestia, sempre con volta a crociera, in cui si trova un dipinto su tavola d’ignoto del 1709 raffigurante i Santi Basilio e Biagio, quest'ultimo patrono della diocesi.

Grazie alla munificenza dei signori d’Altomonte, la chiesa si era arricchita di molte altre importanti opere d’arte, parecchie purtroppo trafugate, ma tante gelosamente custodite nel Museo di Santa Maria della Consolazione, nell’attiguo Convento dei Domenicani.

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