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Santa Maria del Pathir - Rossano   (CS)

A circa 6 Km dalla SS 106, situata su un’altura tra Rossano e Corigliano, è raggiungibile solo tramite una strada di montagna stretta e tortuosa, ma la bellezza della zona e del tempio ripaga ampiamente lo sforzo compiuto.

È la chiesa di Santa Maria Nuova Odigitria, fondata, nei primi anni del 1100, da San Bartolomeo da Simeri, cui deve i titoli di Pathir, Pathirion o dei Padri, com’è meglio nota. Era parte di quel monastero che sotto la guida del citato Santo divenne uno dei più ricchi cenobi basiliani, certamente il più importante centro mistico, teologico e culturale dell’Italia meridionale, preservando la sua fama per oltre tre secoli, grazie anche alle donazioni e ai privilegi concessigli. L’intensa attività amanuense del celebre scriptorium fu fondamentale per la diffusione e la conservazione di antichi e rari codici e testi della cultura classica, conservati nell'allora ricchissima biblioteca ed oggi nella Biblioteca Vaticana e nell'Abbazia di Grottaferrata.

Soppresso dai Francesi ed abbandonato dai monaci all'inizio del XIX secolo, il Patire è sato a ragione definito "un pezzo di storia immerso in un fitto bosco"

Poco resta, purtroppo, del monastero: un’arcata a tutto sesto, sostenuta da massicci pilastri in muratura, e pochi ruderi del campanile, della cisterna e di altri locali.

Molto bella e pressoché integra è la chiesa, senza dubbio il capolavoro dell’architettura basiliana in Calabria. Nella facciata in pietra, molto semplice, si apre il grandioso portale chiaramente gotico, con due snelle colonne in arenaria, cinte da capitelli decorati a foglie. Sul portale, un gran rosone moderno tra due bifore a tutto sesto; in cima, un altro rosone, antico e più piccolo, bianco e giallo. Altri due portali laterali, interessanti per gli antichi elementi di spoglio. Sempre all’esterno, spettacolari le tre absidi, con le peculiarità dell’architettura normanna: su ognuna, cinque archi con lesene, a decorazioni geometriche, e tondi policromi in ogni sottarco.

Due file archi a sesto acuto, sostenuti da possenti pilastri in arenaria, senza capitello, dividono in tre navate l’interno, sobrio e senza marmi. Il tetto è in legno, sorretto da capriate nella navata centrale, a spiovente in quelle laterali.

Il presbiterio è, appunto, a tre absidi, ognuna della stessa larghezza ed altezza della corrispondente esterna. Sull’altare maggiore un Crocifisso in legno duro. Importante è l’icona di Maria SS Odigitria, del 1400, una tavola dorata dipinta su ambedue le facce: Cristo in Croce fra la Vergine e San Giovanni, da un lato; la Vergine col Bambino dall’altro.

È però il pavimento la parte più bella dell’edificio, con le sue magnifiche decorazioni e i tondi musivi, realizzati con le tecniche dell’opus sectile e del mosaico. Tra i meglio conservati, il tondo del Centauro su fondo bianco, quello dell’Unicorno, quello del Grifone e quello della Pantera. Il paziente autore fu l’abate Blasio, successore di San Bartolomeo, come testimoniato dall’altrettanto magnifica iscrizione all’ingresso.

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