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Codex Purpureus Rossanensis - Rossano   (CS)

Furono due insigni studiosi tedeschi, O.von Gebhardt e A. Harnak, nel 1879, a portare all’attenzione della cultura internazionale quest’opera unica al mondo. Da allora, i numerosissimi interventi di studio hanno restituito al Codex il giusto valore e la sua precisa collocazione tra i capolavori di tutti i tempi. Definito da qualcuno “una gemma che da sola fa museo”, è stato richiesto in acquisto dai principali musei del mondo e dalla stessa Biblioteca Vaticana, ma a tutti fortunatamente rifiutato e concesso solo in mostra dal vescovato di Rossano.

È uno dei più ricchi ed antichi evangelari greci, senza dubbio alcuno il più alto esempio di codice miniato tra i pochissimi esistenti (gli altri conosciuti sono il Frammento Sinopense, nella Bibliotheque Nazionale di Parigi, la Wiener Genesis, nella Osterreichische Nationalbibliotek a Vienna, ed i pochi frammenti della Genesis Cotton, nella British Library di Londra.

In origine doveva contenere i quattro Vangeli, ma dei presunti 400 fogli iniziali ne restano solo 188, di cui gli ultimi recano evidenti tracce di bruciature, segni dei danni subiti nel tempo. Le pagine riportano perciò i soli Vangeli di San Matteo, con l’indice dei capitoli, quasi tutto il Vangelo di San Marco, fino al capitolo XVI, anche questo con l’indice, e la prima metà dell’Epistola di Eusebio da Cesarea a Carpiano sulla concordanza dei Vangeli. I testi, in greco ed in lettere maiuscole, sono riportati su finissima e pregiata pergamena color porpora, da cui l’attributo di Purpureus, splendidamente miniati in argento, salvo le prime tre in oro, in due colonne di venti righe ciascuna. Le dimensioni delle pagine sono circa 20x30 cm. Decorano il Codex 15 tavole a tutta pagina: la prima è la pagina dei Canoni, con i Quattro Evangelisti, a mezzo busto ed in un cerchio policromo; altre due raffigurano San Marco, che scrive sotto dettatura di una figura femminile, e la cornice dell’’Epistola di Eusebio; le restanti dodici riproducono scene della vita di Cristo, dalla Resurrezione di Lazzaro alla Guarigione del cieco, dalla Cacciata dei mercanti dal tempio alla Condanna di Cristo…Queste pagine, divise in due registri, riportano la scena nel superiore, mentre nell’inferiore, quattro profeti con altrettanti cartigli, ciascuno con brani relativi all’episodio sopra raffigurato.

Datato presumibilmente al V-VI secolo DC, non si hanno certezze sul luogo d’origine, forse la Siria, forse la Cesarea di Palestina, e si suppone portato in Calabria nel VII secolo dai monaci melchiti, profughi dal Medio Oriente. Diverse sono inoltre le interpretazioni sulla sua originaria finalità: chi ne ipotizza una funzione liturgica, chi lo considera una committenza d’apparato. Anche le illustrazioni hanno avuto diverse chiavi di lettura: monumento dell’arte cristiana o linguaggio iconografico per trasmettere il messaggio cristiano agli analfabeti….

Per concludere, alla Chiesa di Rossano va tutto il merito d'aver salvato e mantenuto in vita, per oltre quattordici secoli, questi fogli di finissima pergamena purpurea, "radice e fonte della dottrina religiosa cristiana e della cultura europea".

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