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Santuario SS Maria delle Armi - Cerchiara Di Calabria   (CS)

Non molto distante dall’abitato, a 1100 mlm, tutt'uno con il ripido costone roccioso del monte Sellaro a cui è appeso. La bellezza del luogo è a dir poco sconvolgente, come fantastica è la vista che abbraccia il Pollino, la piana di Sibari, lo Ionio e parte della Sila.

Il nucleo originario è un romitorio basiliano, poi monastero, sorto nell’VIII secolo in seguito alle persecuzioni iconoclastiche, sul quale fu eretto nel XV secolo l’attuale santuario. È in ogni modo probabile che i Basiliani abbiano edificato il loro romitorio su un arcaico tempio o sacello greco della zona, dedicato a Hera Hoplosmia, la dea armata protettrice dei campi. Le trasformazioni e le aggiunte dei secoli XVII e XVIII, volute dai Pignatelli, ne hanno fatto un insieme armonico di edifici, il Palazzo del Duca, l’ospizio per i pellegrini, l’orfanotrofio e quello per il personale del Santuario, ingegnosamente adattato alla conformazione della roccia su cui poggia.

Un porticato a quattro arcate romaniche conduce alla Chiesa, situata all’estrema destra del complesso. All’esterno, sulla rupe, svetta un campanile a cuspide rivestito di formelle maiolicate a smalto.

Un imponente cancello in ferro battuto del XV secolo ed un ricco portale in pietra locale, a colonne scanalate ed il frontone decorato, con la porta in legno intagliato, recante l’iscrizione: Sylvester Schifinus de Morano me fecit, a.1570, introducono nella Chiesa scavata nella viva roccia. L’interno, con una navata centrale e la Cappella dei Pignatelli, è a pianta circolare irregolare, con pareti rivestite di marmi bianchi ad intarsi i policromi, opera d’artista fiorentino del 1700. La volta naturale, ad arco schiacciato è affrescata con una Gloria della Vergine e un Giudizio Universale di Joseph De Rosa del 1715. Ricco è l’Altare, con un fastigio barocco, di scuola napoletana del 600. Nel braccio destro che conduce alla sacrestia si ammira una Visitazione di Santa Elisabetta, pala d'altare ad olio su tavola, purtroppo deteriorata, iscritta e datata: Orfeus Barbalimpida faciebat, 1591. Le valve della porta d'ingresso alla Sagrestia, del 1600, sono intagliate a rustici riquadri, e nella Sagrestia si trova un Crocifisso in legno, a tutto tondo, opera di scultore provinciale del primo barocco.

Nella Cappella della Madonna è custodita l’icona oggetto di tanta venerazione: la Madonna delle Armi, dal greco Ton Armon, delle grotte, un graffito su pietra scura raffigurante la Madonna col Bambino, di sicura origine bizantina e del tipo Eleusa dexiocratusa cretese o cipriota. L’icona è custodita in una teca barocca d’argento, riccamente decorata e con alla base lo stemma dei Pignatelli, sempre di scuola napoletana del 700. Interessanti la Testa di Cristo e Testa dell'Addolorata, due oli su tela a forti contrasti, di bottega napoletana del '600, ed una tavoletta del 500, con figure di Santi, ad olio, su fondo dorato.

Vi è infine un ricco tesoro, con argenterie sacre barocche e magnifici paramenti del 6-700, appartenuti ai Pignatelli.

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