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Il Paese e la Marina - Trebisacce   (CS)

Trebisacce è tra i primi comuni ad aver subito, per così dire, lo “sdoppiamento” verso il mare, fenomeno purtroppo esteso a molti antichi centri del versante ionico calabrese negli ultimi due secoli. Per questo è distinta in due parti: il “Paese” e la “Marina”.

Il Paese, che è il centro storico, si è sviluppato per cerchi concentrici su un terrazzo marino, seguendone le curve di livello, tra 50 e 90 mlm. Strette viuzze e brevi scalinate consentono il passaggio tra un cerchio e l’altro. Ben visibili i resti del Bastione, la cinta muraria che in origine circondava tutto il borgo, edificata nel 500 per difesa contro i Turchi.

Quattro porte, dette di San Leonardo, dell'Annunziata, di Sant’Antonio e di San Martino o Porta del Cannone, ne consentivano l’accesso. Oltre alla chiesa di San Nicola, merita una visita anche quella dell’Immacolata per i suoi mosaici, che raffigurano la Deposizione, il Cenacolo e la Vergine, e per Santa Liberata, tela di S. Arretrano del 1949, e per le molte statue processionarie.

La Marina, ovviamente più recente, si è sviluppata lungo la costa dopo il 1800 attorno a due taverne. Benché moderna, ha qualche interessante palazzo, ad esempio Palazzo Aletti, Le Voci, Basile e Aino, che fu la sede del primo mulino meccanico. Di storico, non molto distante lungo la costa, c’è la Torre del Saraceno, parte del sistema di difesa voluto dagli Spagnoli nel 500: sono i resti di una bella torre cilindrica, elegantemente cerchiata di mensole ed archetti, accessibile mediante una ripida scalinata che termina davanti un piccolo ballatoio.

Per concludere, è d’obbligo ricordare la cosiddetta "secca di Amendolara", circa otto miglia al largo: fondali stupendi e di grande interesse naturalistico, popolati da un’incredibile varietà di pesci, autentico paradiso per gli appassionati di pesca e di immersioni. In questa zona sarebbe affondata la flotta di Dionigi, mentre per la leggenda è la mitica Ogigia, l’isola su cui la ninfa Calipso tenne Ulisse prigioniero.

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