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Chiesa di San Giuliano - Castrovillari   (CS)

Non c’è modo di stabilire esattamente la data di fondazione di questo monumentale e bell’edificio sacro: il primo documento ufficiale che ne menziona l’esistenza risale al XII secolo e si riferisce ad una donazione fatta alla chiesa da Enrico IV; in un altro, del 1264, troviamo il nome di Hyeronimus de Salerno, primo parroco conosciuto. Si può supporre che la sua fondazione sia posteriore all’arrivo dei Normanni, 1064, che avrebbero introdotto il culto di San Giuliano, Vescovo di Le Mans, fino allora sconosciuto. Niente di strano quindi se si ritiene d’origine bizantino-normanna.

Le tracce e le sovrapposizioni di elementi stilistici diversi denunciano i vari rifacimenti cui la chiesa fu sottoposta nel corso della sua storia, a cominciare dai lavori d’ampliamento del XIII secolo, che inglobarono nella struttura, e trasformarono in campanile, una torre delle mura cittadine, parzialmente demolita nel XIX secolo; altro ampliamento nel 500, con l’annessione del vecchio tempietto ebraico della Giudecca, prologo del totale rifacimento terminato nel 1647 con l’installazione di un bel soffitto di legno, la sostituzione dell’altare e lo spostamento dell’abside, prima orientata ad est. Distrutta quasi completamente da un pauroso incendio accidentale nel 1789, fu ricostruita in dimensioni ridotte e senza abside.

Nella facciata molto semplice ed austera, oltre alle essenziali finestre, si apre il bel portale in pietra chiara, del 1568, a due ordini di colonnine binate e decorato con motivi floreali; vi si accede tramite una scala a due rampe. Sulla sinistra, la piccola cupola ricoperta da mattonelle, che corrisponde alla Cappella del Crocifisso; sulla destra, spostata all’indietro, la torre campanaria. L’interno è diviso da pilastri in tre navate, ricoperte a volta; sulla centrale, l’Incoronazione della Vergine, affresco di autore ignoto del 1801. In fondo, il coro di legno del 1715, abilmente fabbricato da Eugenio Cerchiaro per il soppresso Monastero Francescano dal quale fu trasferito: particolare la sedia centrale, con l’emblema francescano, i braccioli a forma d’animale, il baldacchino merlettato ed il fregio decorato a festoni floreali ed a maschere classiche. Altra opera di un Cerchiaro, Giovan Pietro questa volta, è la statua di San Giuliano del 1684, in legno di quercia, in fondo alla navata sinistra. Le parti più ricche della chiesa sono le cappelle, molte erette tra il XVII e XVIII secolo dalle famiglie notabili della città. La prima della navata sinistra, della famiglia Dolcetti ma meglio nota come cappella del Crocifisso, conserva il magnifico altare dei Gesuiti, in noce intagliato e scolpito, con baldacchino, intarsiato con figure allegoriche e retto da colonne a tortiglione, a protezione della bella statua di Cristo in croce, del tardo 500. Interessante anche la Cappella del Fonte Battesimale del 500, nella quale l’accesso al campanile ha parzialmente deturpato i decori; nella Cappella del SS Sacramento, notevoli i cinque affreschi del XVI secolo, staccati dai ruderi della cappella rurale della Madonna del Tufo, crollata a metà degli anni 40; ancora degni di nota sono l’altare e la statua di San Pietro, provenienti dall’omonima chiesa demolita nel 1820; in origine nel Convento dei Cappuccini, un altro bell’altare in legno intagliato del XVIII secolo, sul quale è posta il dipinto della Madonna del Carmine.

Veramente grande è il patrimonio artistico di questa chiesa, che annovera dipinti di gran pregio, statue d’ottima fattura ed argenterie, quasi tutti custoditi nel Museo d’Arte Sacra allestito nella sacrestia. Impossibile non citare il Fonte Battesimale del 700, ricavato dal ciborio d’altare del 500, proveniente dalla chiesa di San Pietro: le figure dei Santi Pietro e Paolo e di Angeli in preghiera, dipinte sugli sportelli sono attribuiti a Pietro Negroni o ad un suo discepolo.

Altre opere che meritano un accenno: la Madonna Nera, tela di anonimo del 500, sul tipo della bizantina Vergine Glikophilousa; la Madonna delle Grazie, olio su tela di ignoto pittore napoletano del XVIII-XIX secolo, in una cornice d’argento del XIX secolo; Cristo in Eucaristia, olio su tela di Vincenzo Conte, del 1512; San Lodovico da Tolosa, di Ippolito Borghese, del 1607, parte di un polittico con i Santi Francesco d’Assisi e Antonio da Padova; la Sacra Famiglia e San Gaetano, di Genesio Galtieri, del XVIII secolo; la Cernitola, rara scultura in legno del XIV secolo raffigurante la Madonna; nella bacheca, infine, i paramenti sacri, in oro e seta, e le preziose argenterie, tra cui le due croci di Bernardino Conte, del 1633, e di Giuseppe Conte, del 1643, ed un bellissimo calice d’argento del 600, lavorato a sbalzo e a bulino, con figure allegoriche della Passione di Cristo, attribuito allo stesso Bernardino Conte.

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