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Chiesa di San Domenico - Cosenza   (CS)

Altro monumentale edificio sacro, fu eretto dal 1448 sulla preesistente chiesa di San Matteo, per volere di Antonio Sanseverino, il potente principe di Bisignano, che fece dono ai Padri Predicatori Domenicani anche di un suo adiacente palazzo, trasformato poi in convento. L’anno della consacrazione è il 1468. Rimaneggiato nel XVIII secolo, restaurato in quello successivo ed in parte anche recentemente, si presenta con un magnifico piccolo portico a protiro, a sesto acuto; sopra un superbo rosone, con sedici colonnine poligonali in tufo dai piccoli capitelli a foglia, che partono dagli archetti dell’oculo centrale e si aprono in altri archetti a chiglia, decorati con diversi motivi, il tutto nel gotico più tipico. Bella è anche la porta in legno, le cui ante a riquadri sono riccamente intagliate con busti di Santi, lo stemma dei Cavalcante e altre decorazioni, opera di maestri locali del 1612. Un basamento ottagonale sostiene la bella cupola barocca del 600, rivestita in rame dopo l’ultima guerra.

L’interno è a croce latina con navata unica d’impostazione gotica, ma il rifacimento del 600, compresa la volta a botte, è barocco: le linee originali si intravedono nell’abside quadrata con una bella bifora ad arco acuto, in due cappelle e nei resti dell’arco santo. L’altare maggiore, come gli altari laterali del presbiterio, è in marmo rosso francese e in marmi calabresi, del 1766. Sulla parete dell’abside, San Domenico in Soriano, tela del cosentino A. Granata, del 1721; altre opere eseguite dallo stesso autore alla fine del 700, raffigurano Santa Rosa, Santa Caterina, San Ludovico e San Giacinto, sulle pareti della navata, ed una Deposizione, nel transetto di sinistra. Il dipinto del Miracolo di San Vincenzo Ferreri, sempre nel transetto, è invece attribuito, con qualche incertezza, a G. Pascaletti.

Due porticine, ai lati dell’altare maggiore, sono l’accesso all’antico oratorio dei Domenicani, oggi sacrestia; il locale, caratterizzato da una volta cordonata a spicchi e da una bifora a sesto acuto, conserva un coro in legno del 1635, di ottima fattura, e la Madonna del Rosario tra i Santi Domenico e Agnese di Montepulciano, altra tela del Granata. Adiacenti alla sacrestia, una stanza ottagonale ed un ampio locale con volta a lacunari in pietra, in cui si trovano San Nicola di Bari, tela anonima del 700, ed il Battesimo di Cristo, dipinto del 1860 di Pasquale Volpe. Vero gioiello dell’arte barocca è la cappella del Rosario, forse il primo impianto della chiesa dedicata a San Matteo. È del 1630, con un elegante soffitto in legno dipinto e l’abside con volta cordonata; l’arco trionfale è decorato con due cariatidi barocche.

Interessante l’altare della famiglia Martucci, dal bel paliotto in marmo, decorato con i bassorilievi della Deposizione e dei Santi Pietro e Domenico; in un’edicola, la Madonna della Febbre, scultura in marmo del 500, su una base decorata, sempre a bassorilievo, con l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi e la Resurrezione.

Dalla cappella si accede all'Oratorio dell’omonima Confraternita, la cui Sala della Congrega ha il soffitto in legno del 600, intagliato e decorato in oro; è una sala riccamente decorata, con al centro Gesù tra i dottori, la Natività, la Morte di Maria e la Circoncisione, quattro tele del 700; bello il ciclo di nove affreschi raffiguranti scene della vita e della passione di Cristo, racchiusi in cornici di legno, tra le finestre; ancora la Visitazione, tela sulla parete sinistra; l'Agnello annunziante e l'Annunziata, altri dipinti posti ai lati dell’arco santo, sopra le statue in legno di San Tommaso d'Aquino e del Beato Enrico Susone; sul soffitto la Madonna del Rosario e quattro Pontefici. Il legno è l’unico materiale usato per la cantoria, con l’organo scolpito e dipinto, per gli stalli del coro e per il pulpito, tutte opere del 700. Interessanti anche le due cappelle laterali, con la tavola dell’Eterno Padre, chiaramente ispirata all’opera di Michelangelo, ed il dipinto di Santa Liberata. Al centro della volta dell’abside, l’affresco di San Domenico in gloria tra Dio e i santi, mentre sulle vele i Quattro Evangelisti; la la Madonna del Rosario, altra opera attribuita al Granata, è sulla parete.

Dell’antico convento, soppresso nel 1809 ed oggi Distretto Militare, è visibile il chiostro, restaurato poco tempo fa, interessante per le arcate sostenute da pilastri e per i portali durazzeschi. Al centro del cortile, un pozzo con lo stemma dei Ruffo. Un tempo Studio Generale dell’ordine, tra i suoi ospiti anche Tommaso Campanella, nel 1588.

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