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Cattedrale di Santa Maria Assunta - Nicotera   (VV)

Dedicata inizialmente alla Madonna di Romania, è una chiesa dalle origini antichissime, ristrutturata una prima volta già nel 1065, in stile normanno, per volere di Roberto il Guiscardo; un altro completo rifacimento fu eseguito alla fine del XVI secolo e fu di nuovo ricostruita nel 1785, due anni dopo il terremoto che la danneggiò gravemente, su progetto d’Ermenegildo Sintes, allievo del Vanvitelli. Altro radicale rifacimento nel 1843, al quale si deve l’attuale forma, ed ancora uno dopo il terremoto del 1908.

La facciata è a tre ordini, in uno stile che richiama il barocco, con una serie di lesene ornate da capitelli decorativi; il portale è semplice, con un timpano, sormontato dallo stemma in marmo del vescovo Francesco Franco, tra da due cornucopie. Al centro del secondo ordine, una finestra, ed in alto un timpano ornato da pinnacoli laterali a da un fastigio. L’alta torre campanaria, a pianta quadrata, fu aggiunta nel XVIII secolo. L’interno è a croce latina, con tre navate, transetto ed il coro ospitato nella profonda abside. Sull’abside, la una cupola a forma di scodella, con costoloni, poggiante su pennacchi. La navata centrale è molto spaziosa, con un’alta volta a botte, illuminata a giorno da ampi finestroni, e decorata da stucchi. Il monumentale altare maggiore barocco è del 1767, con marmi a tarsie policrome, ed è sormontato da un alto fastigio circondato da statue in marmo a figura intera; sull’altare la statua della Titolare, opera del napoletano Domenico Muollo, del 1783, poggiante su uno zoccolo di legno decorato a foglia d’oro. Gli stalli a doppio ordine del coro, sono del 1704, opera di Domenico Barillaro, abile artista del legno. Nella navata destra, gli altari delle Anime del Purgatorio e del Rosario, entrambi in marmi a tarsie policrome, d’arte napoletana del 700, e sormontati rispettivamente dalla Vergine del Carmelo con Anime Purganti e dalla Madonna del Rosario, due pale del calabrese Giulio Rubino, 1743. In fondo alla navata, la cappella della Madonna delle Grazie, sul cui bell’altare in marmo verde calabrese, troneggia l’eccellente statua omonima, in puro marmo di Carrara, a tutto tondo e a figura intera, proveniente dal distrutto Convento della Grazia ed attribuita ad Antonello Gagini, del 1498. Nella cappella del SS Sacramento, quasi attigua alla precedente, l’altare poggia su un gradino di porfido decorato da testine scolpite a bassorilievo, un tempo architrave di una villa romana del II-III secolo D.C.; sull’altare, l’Incredulità di San Tommaso, tela di Bruno Aloi, pittore di Vibo Valentia, Monteleone all’epoca. Nella navata sinistra, altri due altari, ancora d’arte napoletana del XVIII secolo ed in marmo con tarsie policrome; splendide le pale dell’Immacolata e della Madonna del Carmine, opere del romano Giulio Ricciolino, del 1743. In un’urna di vetro, le spoglie di San Clemente Martire, riccamente rivestite. Nel transetto, il Crocifisso in legno, con ancora visibili i fori dei proiettili che i Turchi gli scaricarono nel 1638; l’opera è di Angelo Laudano, del 1593. Tra le altre opere: il bassorilievo dei Santi Paolo e Giovanni Battista, sull’architrave dell’ingresso al presbiterio; l’Assunzione di Maria Vergine, gruppo policromo in legno intagliato, dei Fratelli Scrivo di Serra San Bruno, del 1857; le statue sempre in legno dei Santi Giuseppe e Nicola; la Cattedra Episcopale ed i confessionali, in legno intagliato del 700; San Girolamo ed il Transito di Nostra Signora, due tele attribuibili ancora al romano Giulio Ricciolino. Nella sala capitolare, infine, splendidi armadi, una bella fontana in marmo del 1740 e le spoglie del Beato Paolo Sinopoli dei Padri Minori dell’Osservanza, morto nel Convento di Nicotera nel 1504, che riposano all’interno dell’altare.

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