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Chiesa dell'Addolorata - Serra San Bruno   (VV)

Edificata nel 1721 da maestranze locali, che hanno eseguito come meglio non si poteva il progetto di B. Scaramozzino e V. Salerno, la chiesa è un vero gioiello d’architettura barocca. La facciata, dalle forme ardite quanto slanciate e leggere, è in granito grigio locale ed ha un prospetto curvilineo, a pianta semiellittica. Il portale, anch’esso in granito, risale al XIX secolo, ed è affiancato da due colonne con capitello composito, a sostegno di un timpano curvilineo con lunetta; la porta è in bronzo, con gli episodi dolorosi della vita di Maria, raffigurati a medio rilievo su sette pannelli dall’artista locale G. M. Pisani junior, nel 1961. Sul portale, un’altra lunetta con rilievo ed un elegante piccolo campanile a vela. L’interno è di piccole dimensioni, a navata unica con pianta a croce latina e abside semicircolare; piccole anche le cupole, impreziosite nella volta dagli stucchi neoclassici realizzati da Domenico Barillari. Molte delle opere e dei decori dall’antica certosa, distrutta dal terremoto del 1783, a cominciare dai marmi del pavimento, in parte "ad opus spicatum", e dal fastoso altare maggiore, autentico capolavoro barocco. Realizzato da Cosimo Fanzago, noto architetto e scultore di scuola napoletana, tra il 1631 ed il 1647, l’altare è composto da una triplice base riccamente intarsiata e da un monumentale ciborio in marmi e bronzi; stupendo e rarissimo il tabernacolo, in lapislazzuli, malachite e bronzo, adornato con le statuine di Cristo Risorto, dei Dottori della Chiesa e di angeli, tutte in bronzo dorato. Magnifici sono i due piccoli portali ai lati dell’altare, veri ricami nel marmo formati da ovuli e dentelli. L’abside è decorata a stucchi ed affreschi del 1952, alle pareti, e del 1790, quello sulla volta, con una scena biblica. Dalla certosa provengono anche i quattro medaglioni ovali in marmo bianco del 600, molto belli, con i busti di santi e di un frate a bassorilievo, posti al centro degli archi lungo le pareti della navata. Nel transetto di sinistra, sull’altare, l’apparizione dell’Immacolata a San Bruno, tela del campano Paolo De Matteis, del 1721; sull’altare nel transetto di destra, il Trapasso di Sant’Anna, attribuito a Joseph Ribera, lo Spagnoletto, del tardo rinascimento: sia gli altari, entrambi in marmi colorati con paliotto decorato e fastigio, sia i dipinti appartenevano alla certosa. Notevole il pulpito in marmo, del 600, e la balaustra, anch’essa in marmo traforato, che delimita il coro; quest’ultimo è composto di stalli e bancali in noce intagliato, di fine 700, e conserva il buon dipinto dei Sette Fondatori, opera di Giuseppe Maria Pisani dell'800. Altre buone tele, coeve, sono La Natività, le Tavole delle Leggi e David, nella navata, l’Addolorata e Cristo Risorto, nella sagrestia: tutte opere di Salomone Barillari. Ancora un dipinto, un tondo sul soffitto, con la regina Ester e il re Assuero. Infine, un Crocifisso in legno, opera monastica del XVII secolo.

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