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Chiesa di San Francesco d’Assisi - Cosenza   (CS)

È un complesso monastico, costituito dal convento e dalla chiesa, e per importanza storica ed artistica è secondo solo al Duomo. Fu fondato nel 1217 dal beato Pietro Cathin, seguace del Santo di Assisi, sulle rovine di un monastero benedettino, basiliano in origine, distrutto dal terremoto del 1184. Come il Duomo, non fu risparmiato dai terremoti ed ancor meno dai bombardamenti, e furono quindi continue le ricostruzioni e le modifiche; lo stato odierno dell’edificio è perciò radicalmente diverso dall’impianto originario: basti pensare che tutta l'antica chiesa corrisponde presso a poco al transetto attuale.

La facciata è stata rifatta in seguito al terremoto del 1854 ed è piuttosto semplice. È a due ordini nella parte centrale più alta, scandita da lesene con capitello dorico e terminante con un accentuato frontone. Il bel portale in pietra è quello del 200; al centro del secondo ordine, una grande finestra tra due nicchie che proteggono le statue dell’Immacolata e del Santo titolare. Quanto mai originale la cupola, ricoperta da tegole a cerchi concentrici e notevolmente schiacciata nella parte superiore, con al centro il tamburo culminante in una cuspide conica.

L’interno, rifatto nel 700 è a croce latina con tre navate separate da colonne. L’altare maggiore è in legno, capolavoro d’intarsio del 700, sovrastato dal Perdono di Assisi, tela di Daniele Russo del 1618, come il Crocifisso posto nella ricca cimasa. Molto interessanti le cappelle, a cominciare da quella dell’Immacolata, costruita subito dopo il terremoto del 1638 al posto del vecchio altare maggiore, nell’attuale transetto destro, segno evidente di un progetto di radicale trasformazione della chiesa. Nel paliotto dell’altare, in marmi policromi del 1777, l’Immacolata e, sopra, l’Immacolata e l’Eterno Padre, altre tele di Daniele Russo. Sulle pareti, San Pasquale Baylon con l’ostensorio, tela di G. Cenatiempo del 1721, e Incredulità della presenza eucaristica con San Bonaventura, opera questa anonima. Dalla cappella si accede all’antica abside del 1200, con le arcate a crociera del 400, sostenute da snelle colonne. Bello il coro del 1505, intarsiato con figure gotiche, e di pregio le statue in legno, sul cornicione dello stesso materiale, tra cui la piccola scultura de Santo d’Assisi, del 600. Ancora in legno il Crocifisso del 300, e l’urna del 1619, che custodisce le spoglie del beato Giovanni da Castrovillari, con il volto dello stesso a bassorilievo. Opere interessanti anche nell’attigua sacrestia, ad esempio un armadio in legno dipinto con scene della Passione, figure di santi e di frati francescani. Dipinto anche il soffitto, in legno, e sulle pareti, affreschi del 400; in legno anche l’armadio delle reliquie, intagliato con putti e festoni nel XVI secolo, che custodisce argenterie del 700. Al centro di un arco in pietra, San Francesco di Paola, dipinto di scuola fiamminga, ed i Santi Francesco d’Assisi e Pietro d’Alcantara, due statue sul cornicione.

Nell'ultima campata della navata destra, la Cappella di Santa Caterina d’Alessandria, forse il motivo di maggiore interesse della chiesa per la ricchezza delle sue decorazioni. Costruita dalla famiglia Migliarese ed in origine a se stante, fu ceduta all’omonima confraternita nel 1530 e quindi inglobata nell’edificio nel 1656. La profusione degli intagli in legno dorato sono è uno splendido contorno alle tele ivi esposte, aventi quasi tutte come soggetto la Santa titolare: nel soffitto sopra l’altare, la Gloria di Santa Caterina, e, sulle pareti della navata, altre sei tele ispirate alla vita della stessa, tutte opere del 1705 attribuite al fiammingo Willem Borremans. Anonimo è invece il Martirio della Santa, quadro del 600, posto sulla parete di fondo in una fastosa cornice di legno del 700, tra le statue delle Sante Lucia ed Apollonia. In due nicchie nelle pareti laterali, le statue di Santa Caterina e della Madonna della Salette. Ancora sul soffitto, Santa Chiara, tela anonima del 700; stesso periodo per il pergamo e per il coro, entrambi in legno intagliato e dorato. Infine, l’organo dipinto nella cantoria e la lapide del 1630, fissata nel pavimento.

Sono ancora molte le ricchezze artistiche di questa chiesa: la Madonna col Bambino, scultura in marmo a tutto tondo del 500, chiaramente ispirata al Gagini e sistemata su un basso piedistallo, con il bassorilievo della Presentazione al tempio e due agnelli; due statue in legno di San Francesco, del 600 e del 700; Madonna col Bambino tra Santa Caterina e Santa Lucia, e l’Incoronazione della Vergine, polittico olio su tavola del 400; l’arco del 400, in pietra rosata con fregi e cornice, alla fine della navata sinistra. Infine, l’Annunciazione, affresco del XIV secolo, nel cimitero sottostante la chiesa.

Un breve accenno al convento: abitato dai Benedettini, fino al 1276, e dai Padri Conventuali, fu assegnato ai Padri Osservanti dal 1434. Furono questi ultimi a costruire il chiostro e la massiccia torre campanaria, aggiungendovi anche il refettorio ed altri locali; fu a lungo studio generale dell’ordine, importante scuola di amanuensi e di miniatura, nonché sede dell’Accademia dei Negligenti. Pesantemente danneggiato dai terremoti e dai bombardamenti del 1943, oggi ospita il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Artistici e Storici della Calabria, che custodisce anche opere di Mattia Preti e di Luca Giordano, oltre a quelle di altri minori calabresi. Molto bello è il chiostro, formato da cinque archi a sesto acuto per ogni lato, sorretti da pilastri prismatici. Sotto le arcate, alcune sculture medievali, tra le quali San Francesco d’Assisi, in pietra, ed un sarcofago in marmo. I frammenti di due affreschi, uno del 1392 raffigurante una santa e la chiesa originaria, l’altro una Madonna col Bambino, d’epoca successiva, sono sulla parete adiacente alla chiesa; resti di altri dipinti sulle pareti dei corridoi, con volte a vela.

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