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Chiesa di Santa Maria del Bosco - Serra San Bruno   (VV)

Fu il primo edificio eretto da Brunone di Colonia, quando decise di stabilirsi in questa radura, nel 1091. La prima struttura fu in legno, ricostruita in pietra e consacrata nel 1094 dall’Arcivescovo di Palermo alla presenza del conte Ruggero e consorte. Passata con la certosa ai Cistercensi nel 1193, e da questi abbandonata, fu pazientemente ricostruita ed ampliata dai Certosini, dopo il loro ritorno nel 1513, acquistando lo stile e l’aspetto attuali. Il terremoto del 1783 danneggiò gravemente il campanile e provocò il crollo della cupola, non più ricostruita. Altri restauri furono eseguiti nel tardo 800, all’inizio del 900 e nel 1969. La chiesa, detta anche Santa Maria dell’Eremo, è situata in un luogo stupendo, una conca immersa nel verde delle pinete, ricca di sorgenti ed attraversata dall’Ancinale. Vi si accede mediante un’ampia scalinata in granito, accanto ad un alto obelisco barocco in pietra, culminante in una croce. La facciata, con decori barocchi, è scandita da due ordini d’alte lesene, al cui centro si apre il portale ad arco in pietra sormontato da un’elegante monofora rettangolare; nel coronamento, la nicchia che ospita il busto in bronzo di San Bruno. L’unica navata è molto semplice, e conserva la statua in marmo del Titolare e molti oggetti d’arte sacra. Vicino alla chiesa, la riproduzione della grotta romitorio in cui il Santo pregava e riposava, e che del Santo custodisce la statua in marmo. Nell’attigua Zona dei Prodigi, prima della scalinata, la Fontana del Miracolo, datata 1190, tutta in granito con un piccolo frontone ad archetto ogivale e cornice a croce latina, tra volute ornamentali barocche, evidentemente posticce, ed il Laghetto dei Miracoli, con la statua in pietra del Santo genuflesso ed una colonnina di fine 600. La tradizione vuole che San Bruno s’immergesse per penitenza nelle gelide acque del laghetto; la leggenda invece dice che il piccolo bacino si formò quando furono traslate le ossa del Santo, sepolto in quel luogo, e che sofferenti ed indemoniati possono trarre giovamento da quell’acqua miracolosamente sgorgata.

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