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Le altre chiese - Cosenza   (CS)

Importante centro religioso fin dall’avvento del cristianesimo in Italia, Cosenza ha manifestato la sua fede anche con le chiese ed i monasteri sorti numerosi nei secoli passati. L’elenco sarebbe lungo, citiamo quindi gli edifici più importanti, oltre naturalmente ai principali.

La Chiesa del Carmine e l’annesso convento, complesso edificato verso la metà del XVI secolo, sul sito di una preesistente chiesa dedicata all’Annunciata del Carmine, ed appartenuto ai Carmelitani dell’antica osservanza. La concessione per la costruzione dell’edificio fu sancita da Pio V, tramite bolla pontificia del 1567, ed un altro documento di fine secolo attesta il completamento della chiesa. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1635, fu ricostruita quasi completamente nel 1696 e rimaneggiata nel 1576, quando vi fu aggiunta una volta a stucco. La chiesa fu abbandonata dai Carmelitani a causa dei gravi danni provocati dal terremoto del 1783, ed il convento, soppresso nel 1809, divenne sede della Guardia Provinciale e caserma dei Carabinieri in seguito. La chiesa fu sezione staccata dell’Ospedale dell’Annunziata dal 1814 e passò al Comune nel 1825. Altri seri danni causati dal terremoto del 1854 e definitiva ricostruzione nello stile neoclassico che oggi ammiriamo. Conserva opere notevoli: la Madonna allattante, col bambino che regge il globo mentre benedice, affresco del 1553 scoperto durante l’ultima ricostruzione; Santa Maria detta la Bruna, altro bellissimo affresco della Madonna col Bambino; la statua della Madonna del Carmine; un Crocifisso del 700; una bella acquasantiera in pietra nera. Visibili anche alcuni ruderi della chiesa antica.

La Chiesa di Sant’Agostino è famosa perché vi furono sepolti i Fratelli Bandiera. È un oratorio rinascimentale, fondato nel 1507 dai Padri Agostiniani, all’epoca presenti a Cosenza da poco meno di un secolo. Distrutta da un incendio nel 1640, fu ricostruita senza tener conto dell’impianto originario; il soffitto è del 1753. Il convento, il cui bel chiostro era comunicante con la chiesa tramite una porta nella navata, fu soppresso dalle leggi napoleoniche ed in seguito adibito a carcere dai Borboni: qui furono rinchiusi i partecipanti alla sfortunata spedizione dei fratelli Bandiera, prima della fucilazione. Il chiostro ed il convento sono ancora in restauro. La chiesa è in cima ad una scalinata e si presenta con il bel portale originale in pietra, ad arco acuto, sagomato ed iscritto a caratteri gotici. L’interno, a navata unica rettangolare con soffitto a botte, è scarno, senza tanti decori e molte delle opere sono state trasferite altrove per i restauri. Interessanti comunque le statue della Madonna della Consolazione e di Sant’Agostino, in fondo alla navata, il Crocifisso, del XIX secolo, e la Sacra Famiglia, con stemma dell’ordine, su due degli altari laterali. Notevole è la Cappella della Consolazione, preesistente alla stessa chiesa ed a questa addossata: alle pareti, scene della vita di Maria, quattro dipinti di pittore ignoto dell’800; Dio Padre, Gesù Cristo e la Croce, tre opere del Tancredi sulla volta; la nicchia della Madonna della Febbre, in cui era riposta l’omonima splendida statua in marmo della Madonna col Bambino, del 500, prima che fosse trasferita nella Chiesa della Consolazione, e che ne conserva ancora la base magnificamente scolpita a bassorilievo, in uno stile che per qualcuno ricorda il Gagini. Nella stessa cappella, i dipinti dell’Adorazione, della Madonna col Bambino e di San Giuseppe, opere di anonimo meridionale del 700, sulle pareti dell’abside; sulla volta invece la Madonna che porge il Rosario ad una santa domenicana; le statue della Madonna della Grazia, di Sant’Agostino e di Santa Rita, tutte del 600, in nicchie sull’altare principale.

La chiesa ed il convento di Santa Maria delle Vergini è un altro complesso religioso rinascimentale, del 1515 più o meno. Fu edificato per le suore Cistercensi ed era destinato solo alle donne nobili. Danneggiato più volte dai terremoti e sempre ricostruito, fu destinato ad orfanotrofio dopo la soppressione del 1808. Del convento rimane il chiostro, composto da archi a tutto sesto sorretti da colonne. La chiesa presenta un portale in tufo molto bello, con un architrave che separa una lunetta superiore ricavata dalle fasce concentriche che decorano lo stesso portale. Nella lunetta, Sant’Emilio, affresco anonimo del 600. Di ottima fattura anche gli intagli sul portone in legno. Molto interessante è l’interno, ad una sola navata dal soffitto a piccoli lacunari, che conserva opere di gran pregio. Sulla parete destra, un altare in legno scolpito e dorato, del 1576, ornato da un ricco fastigio sorretto da piccole colonne e sormontato dall’Annunciazione, tavola di autore ignoto del 500. In un altro sfarzoso altare in legno sono incastonate quattro tele del 500, anch’esse anonime, ispirate a scene della vita di Gesù Bambino. Ancora in legno, riccamente decorato, intagliato e dorato, è l’altare maggiore, sul quale troneggia l’Assunzione della Vergine, grande pala del 1570; nella cimasa, sostenuta da colonne alle cui basi troviamo figure di santi, l’Incoronazione della Vergine. L’opera più preziosa è senza dubbio la Madonna del Pilerio, stupenda tavola del 1200, attribuita con buna probabilità a Giovanni da Taranto. Interessanti infine le tre statue dell’Addolorata, dell’Immacolata e di Sant’Anna con la Madonna, la cantoria in legno del 600 e le argenterie del 700.

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