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Chiesa del Rosario - Vibo Valentia   (VV)

Dedicata in origine a San Francesco d'Assisi, fu eretta nel 1284 sui resti di un teatro greco-romano. Appartenuta dal 1337 ai Frati Minori Francescani Conventuali, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1638 e quasi totalmente ricostruita nel XVIII secolo. I pochi elementi superstiti dell’impianto originario sono alcuni costoloni in pietra sull’arco dell’altare maggiore.

La facciata, a due ordini, ha un semplice e lineare portale, posto tra lapidi commemorative e sovrastato da un lunotto incorniciato. Al centro del secondo ordine, un bassorilievo in marmo ai cui lati si aprono due nicchie delimitate da lesene con capitelli decorati. La copertura è a capanna, con timpano ed oculo centrale. Sulla sinistra, l’annesso campanile a base quadrata.

L’interno è tipicamente barocco, con decori a stucchi del 700, pavimento a piastrelle maiolicate ed altare in marmi policromi. Vi si conservano opere interessanti e di un certo pregio: la Madonna del Rosario, tela di fine 700 di Emanuele Paparo; il Martirio di Santo Stefano, la Crocifissione, la Madonna della Salute e la Madonna in Gloria con San Francesco, tutti dipinti di Giulio Rubino, del 1700; San Vito, tela di Domenico Basile, del 1745; San Francesco d’Assisi, tela attribuita a Francesco Zoda. Tra le sculture, tutte in legno, è notevole la statua del Cristo Risorto, di Ludovico Rubino, e non da meno il gruppo della Via Crucis, sette statue barocche del XVIII secolo, a tutto tondo e dipinte a policromia: rappresentano scene della Passione e sono note come le “Varette”. Altra opera degna d’attenzione è il pulpito intagliato, frutto di abili maestranze locali del 700.

Di particolare valore storico è la Cappella dedicata a Santa Caterina Vergine e Martire, meglio conosciuta come dei Sirica, dal nome della famiglia che la fece erigere nel 1343, in pieno periodo angioino. Ereditata e restaurata all’inizio del XVI secolo dai Crispo, attuali possessori, ha una volta a crociera ogivale, con costoloni gotici e rilievi in marmo. Vi si conserva il sepolcro in marmo del fondatore, Domenico de Sirica, la cui figura è raffigurata in altorilievo sul coperchio; l’opera è attribuita ad un anonimo napoletano del 1356, ed allo stesso periodo risalgono i resti di altri sepolcri presenti nella cappella.

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