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Castello dei Ruffo - Scilla   (RC)

Da tutti considerato il simbolo della città, questo bell’edificio è arroccato sulla celeberrima rupe, a dominio delle baie di Marina Grande e Chianalea. Fu senz’altro la posizione altamente strategica della rupe che ne favorì la fortificazione già dal V secolo AC. Alle fabbriche originarie, di forme presumibilmente semplici e lineari atte all’esclusivo scopo militare, seguirono numerose fasi di modifica e ricostruzione, il cui risultato è una sovrapposizione di stili di difficile lettura. La prima aggiunta sostanziale fu il complesso monastico basiliano, monastero e chiesa, consacrati a San Pancrazio, costruititi tra il IX e l’XI secolo nell’ala occidentale, come risulta da un’antica pianta. I monaci furono in pratica i possessori del luogo e fino al 1424, anno del loro allontanamento, tale privilegio fu sostanzialmente confermato da tutti i conquistatori succeduti ai Bizantini. A cominciare da Roberto il Guiscardo, giunto con i suoi Normanni a Scilla nel 1060, che fece trasformare l’impianto in una vera fortezza difensiva. Ulteriori fortificazioni furono aggiunte nel 1255 da Pietro Ruffo ed in seguito dagli Angioini, durante la Guerra del Vespro. Dopo un breve possesso aragonese, il castello fu ufficialmente concesso a Roberto d’Angiò da papa Giovanni XXII. Altri rimaneggiamenti e ristrutturazioni furono voluti dagli Aragonesi, fino alla completa trasformazione fatta eseguire dal Conte Paolo Ruffo, nuovo signore di Scilla e proprietario del castello dal 1533. Il Conte, conscio della decaduta importanza militare della struttura, adibì a propria dimora l’edificio, ricavandone un magnifico palazzo signorile. Il castello divenne quindi la residenza della famiglia Ruffo e da questa abitato ininterrottamente fino all’arrivo dei Francesi, nel 1806, se si esclude il breve periodo di occupazione austriaca, che durante la guerra di successione spagnola, all’inizio del XVIII secolo, lo munirono di carceri. Danneggiato oltre che dagli uomini anche dalla natura, specie dal terremoto del 1783, fu sempre restaurato e fu da questa rocca che sventolò la prima volta il Tricolore, all’ingresso trionfale di Garibaldi in città, nel 1860. C’è da ricordare che prima del terremoto, gli ampi saloni ospitavano tra l’altro la rinomata e ricca galleria d'arte dei Ruffo, e che nel XIX secolo fu anche sede di un ostello.

Imponente e ben conservato, il castello presenta una struttura compatta e chiusa, accessibile da una rampa che si snoda tra la Chiesa Matrice e la scarpata sud orientale della gigantesca rupe. Il portale in conci di pietra, sovrastato dallo stemma dei Ruffo e dalla lapide datata 1543, è all’estremità di un ponte in origine di legno; introduce al cortile inferiore, lastricato in basalto, dal quale si accede a quello superiore tramite una scalinata. Quest’ultima è semplicemente monumentale e di straordinaria bellezza, realizzata a gradoni di ghiaia compattata e bordi di pietra squadrata sotto il livello del piazzale superiore, sostenuti da un sistema d’archi crescenti, anch’essi in conci di pietra, calcare, squadrati. Nel cortile superiore, gli scavi intrapresi agli inizi degli anni 80, che hanno scoperto due vani con volte a botte, le fondamenta di una cappella ed alcune cisterne, riferibili con buona probabilità all’antico complesso monastico basiliano. Sullo stesso cortile si affaccia la struttura dell’ostello, costituita da una serie di locali tra loro comunicanti, con volta a botte in mattoni pieni, di fattura più recente, come recenti sono le coperture. Ancora da segnalare le segrete, da non molto restaurate. Da poco più di un secolo, una parte è occupata da un faro della Marina Militare.

È inutile ricordare che il castello è tra le mete preferite del turista: il mare limpido, le vicine Isole Eolie e l’ancora meno distante Sicilia formano uno scenario semplicemente incantevole. Interessanti anche le mostre ed i convegni che vi si ospitano con una certa regolarità.

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