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Cattedrale dell'Assunta e dei SS Pietro e Paolo (Duomo) - Catanzaro   (CZ)

Storia lunga e poco fortunata è quella dell'attuale Duomo di Catanzaro, segnata pesantemente dalla natura inclemente e dagli oltraggi degli uomini.

Edificata tra il 1055 e il 1064, sembra per volere dei conti Roberto e Goffredo di Loritello, feudatari normanni, fu solennemente consacrata da Papa Callisto II il 28 dicembre 1121; lo stesso pontefice avrebbe affidato ai medesimi personaggi la costruzione della cappella in cui custodire le spoglie dei Santi Vitaliano, Ireneo e Fortunato, traslate a Catanzaro nel 1122. Una nuova cappella dedicata ai Santi citati, fu fatta erigere da Pietro Ruffo I, nel 1311. Poche le notizie e molte le ipotesi riguardo questa cattedrale, dedicata in origine all’Assunta e gli Apostoli. Edificata quasi certamente sul modello delle chiese romaniche coeve, quella di Tropea per esempio, era a cinque navate con pianta a croce latina; lo stile romanico era arricchito da elementi gotici, segni di netto distacco dalle chiese bizantine: questo è quanto si può dedurre dalla sola immagine nota di questa chiesa, riprodotta da Antonello de Saliba, nipote del più famoso Antonello da Messina, nella Madonna della Ginestra, tela custodita nel Museo Provinciale di Catanzaro.

Diversi gli interventi che la chiesa subì, molti dettati dalla necessità. Nel primo decennio del 1500, la cattedrale fu ampliata, furono rifatte l’abside e la facciata, in forme rinascimentali, per volere del Vescovo Torrefranza. Nel 1583 fu ricostruita la cappella di Pietro Ruffo, crollata improvvisamente il 26 marzo dello stesso anno. Seri furono i danni provocati dal terremoto del 1638, tra cui il crollo della facciata, e dal violento incendio del 1660, che distrusse la sagrestia e l'intero archivio diocesano. Il catastrofico terremoto del 1783 risparmiò pochissimo della cattedrale, per la cui totale o quasi ricostruzione l’architetto Emanuele Paparo progettò un edificio dalle essenziali forme neoclassiche, con un campanile quadrato a più ordini. Nel 1943 fu la follia degli uomini che ne causò l’ennesima distruzione, con il bombardamento aereo del 27 agosto, episodio drammatico ricordato da una lapide nella facciata principale.

Il Duomo attuale fu edificato su progetto dell’architetto Franco Domestico ed inaugurato nell’ottobre del 1960.

Il monumentale edificio si presenta con un alto campanile, al centro della facciata principale, in cima al quale domina una grande statua dell’Assunta, opera di Giuseppe Rito da Dinami. A sinistra della facciata, la Sacrestia della Sala Capitolare ed il Battistero quadrato, con cupola a tamburo circolare, monofore e piccola guglia al centro della copertura; stessa geometria, ma ovviamente dimensioni molto maggiori, per la maestosa cupola, la cui guglia, terminante in una cuspide, è formata da sottili piccole colonne.

Sulla fiancata sinistra, l’ingresso, preceduto da un atrio a portico, di tre arcate, nel quale è posta la Madonna col Bambino, notevole gruppo statuario in marmo a tutto tondo e a complete figure, su una base decorata, iscritta e datata 1595; è opera di scuola meridionale, forse di un allievo di Antonello Gagini. Maestosa la porta d’ingresso in bronzo, con le figure di Callisto II e Giovanni Paolo II, i due Papi che hanno visitato la città; è opera di Mario Filippo, del 1992.

L'interno, molto vasto, è a croce latina, diviso in tre navate da possenti pilastri in marmo neoclassici; il bel soffitto è a cassettoni. Nel transetto, a sinistra del notevole altare maggiore, di tipo basilicale e in marmi policromi, il cero pasquale, anch’esso in marmo istoriato. Nell’abside, sul coro con sedile vescovile e 22 scanni in legno, il mosaico dell’Assunta.

A sinistra, la Cappella di San Vitaliano, patrono della città. Nella profusione di stucchi e di dipinti, risalta immediatamente il busto reliquario di San Vitaliano, eccellente opera che rivela, nel volto soprattutto, la destrezza degli orafi e dei cesellatori meridionali del XVI secolo: è in lamine sbalzate d'argento, ed è in una nicchia sull’altare, con splendida cornice di marmi policromi. Interessanti i presepi del XVIII secolo, con pastori in terracotta e cera.

Opere notevoli nella navata di sinistra, a cominciare dal maestoso organo con 3200 canne e 90 comandi, vicino all’accesso della cripta. Di seguito, nella prima cappella, la Sacra Famiglia, più che decorosa opera di Domenico Angimeri, del 1834; sull’altare della seconda cappella, la Madonna del Soccorso, una copia anonima del dipinto medievale, XIV secolo, d’ispirazione bizantina.

Gli artistici mosaici veneziani, opera vagamente barocca di Ugo Mazzei, impreziosiscono ulteriormente il Battistero, già molto bello per il rivestimento in marmo giallo reale e verde antico di Grecia; sulla vicina parete, un Battesimo, chiaramente ispirato all’omonimo dipinto di Mattia Preti.

Degna di nota anche la sagrestia, che oltre al Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, bella pala d’altare di Vitaliano de Tommasoda Squillace, 1770, conserva preziosi arredi liturgici barocchi in argento, tra cui due ostensori e una croce d’altare, e pregiati paramenti sacri del 700, testimonianze evidenti dell’abilità raggiunta dai maestri della locale corporazione della seta.

Va da se che il duomo è un edificio recente, e che le vicende vissute hanno causato la perdita quasi totale delle opere in passato conservate; tra quel poco che si è potuto salvare dalle macerie, ancora da segnalare una statua in legno di Santa Caterina, di bottega meridionale, e la Madonna con San Gaetano Thiene, tela di scuola napoletana, entrambe del XVIII secolo.

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