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Duomo o Cattedrale di Maria SS. Assunta - Reggio Calabria   (RC)

È l’edificio sacro moderno più vasto della Calabria, frutto di un completo rifacimento in seguito al terremoto del 1908.

La storia di questa cattedrale è ovviamente molto più antica, scandita da innumerevoli restauri e complete ricostruzioni, indispensabili dopo i danni causati da una terra quanto mai inquieta. La tradizione ne attribuisce la fondazione a San Paolo, nel 61, che avrebbe fatto riadattare il Tempio di Apollo, nel centro della città. Chiesa all’epoca di rito orientale, presentava una pianta a croce greca con iconostasi, la parete adorna d’icone che divide le navate dal presbiterio.

I Normanni, giunti nel 1060 e diffusori del rito latino per conto della Chiesa di Roma, costruirono verso la fine del secolo una nuova cattedrale, con pianta a croce latina, tre navate ed altrettante absidi, secondo i dettami della nuova liturgia. Le cronache riportano i molti risanamenti subiti dalla chiesa in seguito ai danni provocati dai terremoti e dai Turchi, che più volte saccheggiarono la città nel XVI secolo. Si ha notizia delle ricostruzioni volute dai vescovi Polou, nel 1741, e Capobianco nel 1804, che dopo il terremoto del 5 febbraio 1783, fece edificare un maestoso edificio a croce latina e a tre navate, abbattuta anche questa dallo spaventoso sismo del 28 dicembre 1908.

L’attuale magnifica cattedrale fu progettata da Carmelo Angiolini, ingegnere e padre carmelitano, che certamente influenzato dai movimenti culturali dell’epoca si è ispirato alla tradizione architettonica italiana: il risultato è un edificio neo-romanico con accenni gotici e bizantini, dalle linee stilistiche non rigorose ma armoniche, che rendono solari ed originali le forme dell’imponente costruzione. La prima pietra fu posta nel 1917 e l’8 settembre 1922 fu benedetta dall’Arcivescovo Camillo Rousset, mentre la consacrazione ufficiale avvenne il 2 settembre 1928, per opera dell’Arcivescovo Carmelo Pujia. I lavori furono completati alla fine dell’anno seguente, con il completamento del campanile e la posa delle statue sulla scalinata.

La chiesa, sopraelevata, è preceduta da un’ampia scalinata in pietra, alla cui sommità sono collocate le monumentali statue di San Paolo e Santo Stefano di Nicea, primo Vescovo della città, opere di Francesco Jerace da Polistena.

La facciata è tripartita da quattro torrette traforate aggettanti di forma ottagonale poggianti su base quadrata; ogni torretta è caratterizzata da un duplice ordine di strette monofore cieche, più lunghe nell’inferiore, e termina con una piccola cupola sostenuta da minuscole arcate su sottili pilastri. Le due parti laterali, ciascuna munita di un semplice portale, presentano un doppio ordine di bifore e una finta galleria a piccole arcate. Gli stessi motivi si ripetono sulle fiancate e sul retro, con trifore oblunghe sormontate da tre archi contigui a tutto sesto, il centrale più alto.

Al centro, il portale principale a tutto sesto, coronato da un artistico baldacchino decorato da una bella lunetta in bronzo, eseguita dal prof. Pirajno; l’iscrizione in greco sul baldacchino, quasi un pronao, ricorda la venuta dell’Apostolo Paolo a Reggio. Tra il portale ed il timpano, una cornice profilata racchiude un’elegante trifora, collegata ad un rosone con 12 colonnine a raggiera, al centro di tre nicchie che ospitano altrettanti candelabri.

Molto interessanti le tre porte d’ingresso in bronzo, rifatte nel 1988 in occasione del XXI Congresso Eucaristico Nazionale. Sui pannelli della porta di sinistra, lo scultore romano Biagio Poidimani ha raffigurato scene dedicate alla Madonna della Consolazione, con la storia del miracoloso quadro, l’apparizione al frate Antonio Tripodi, le profezie sulla peste del 1577 e sul destino di Reggio; sul lato interno, i principali santuari mariani della diocesi di Reggio Calabria-Bova. La porta centrale è opera di Luigi Venturini, artista anch’esso romano; dedicata al XXI Congresso Eucaristico, riporta in pannelli sette scene evangeliche, dall’Annunciazione alla Crocifissione; abbozzati sul retro, gli edifici sacri calabresi più importanti. Ancora romano è Nunzio Bibbò, l’autore della terza porta, detta di San Paolo, con sei scene della vita del Santo, dal miracolo della colonna accesa, alla consacrazione di Stefano da Nicea, al martirio; l’itinerario del suo terzo viaggio verso Roma è inciso sul retro.

Un breve cenno per due delle campane di cui è munito il campanile: una detta della Conciliazione reca in rilievo l’effigie della Madonna della Consolazione, i ritratti di Papa Pio XI e del re Vittorio Emanuele III e lo stemma dell’Arcivescovo Puija; l’altra, detta del Capitolo, fusa nella vicina Gallico, nel 1926, fu ottenuta con il bronzo recuperato dall’antica campana voluta da Papa Pio X e dalle altre appartenute alle chiese distrutte dal terremoto.

L’interno a pianta basilicale è fastosamente decorato; le navate sono tre, separate da due file d’arcate a tutto sesto, sostenute da colonne di marmo, la cui base è in pietra di Trani; il soffitto a cassettoni policromi poggia su capriate a vista, mentre il pavimento è in granito.

Belle e ricche di storia le cappelle nelle due navate laterali. In quella di destra, la prima ospita le sepolture del cardinale Gennaro Portauova e dei vescovi Francesco Converti, Carmelo Puja, Rinaldo Rousset; di seguito, la cappella di San Giuseppe, con un quadro del Santo, custodisce le spoglie dell’Arcivescovo Giovanni Ferro, nel sepolcro realizzato da Michele di Raco, nel 1992. Altri monumenti sepolcrali, degli arcivescovi Matteo Di Gennaro e Annibale D’Afflitto, del XVI secolo, sono sulla parete della stessa navata, vicino una delle entrate laterali. Poco oltre un Crocifisso in legno del XVIII secolo, opera di grande effetto custodita nell’omonima cappella, assieme alla statua dell’Addolorata. Accanto, cappella del Sacro Cuore, decorata da un dipinto di Michele Prestipino, del 1958, e dalla statua della Madonna del Rosario.

La navata sinistra inizia col monumento funebre dell’Arcivescovo Gaspare Ricciulli Dal Fosso, il cui corpo fu bruciato e le ceneri disperse in mare dai Turchi, nel 1593. La prima cappella che si incontra è quella del Battistero, con il notevole fonte battesimale in bronzo ed il Battesimo di Gesù, bella tela di A. Milasi, di fine anni 90. Di seguito, la cappella di Santa Teresa del Bambin Gesù, con la Santa raffigurata in una tela di A. Bonfa, del 1938, ed un antico confessionale. Altri due sepolcri monumentali, degli arcivescovi Antonio Lanza ed Enrico Montalbetti, prima delle cappelle di Santa Rita, riprodotta su tela ancora da A. Bonfa, e di Sant’Antonio da Padova, raffigurato sempre su tela da Michele Prestipino, nel 1933.

Il vero gioiello di questa navata è senz’altro la Cappella del SS Sacramento, definita a ragione capolavoro del barocco calabrese, edificata nel 1655 da Placido Brandamonte di Messina, scampata al terremoto del 1908 ed all’incendio del 1943. Fu dichiarata Monumento Nazionale per gli splendidi smalti veneziani e gli intarsi a mosaico fiorentino, con figure di fiori e d’animali in marmi colorati, che ne decorano le pareti. È inoltre arricchita da un bell’altare maggiore, con quattro colonne gialle, su cui è collocato Sacrificio di Melchisedech, pregevole olio su tela di Domenico Maroli, del 1665. Altro notevole dipinto, la SS Trinità con la Vergine e i Santi Pietro e Paolo, attribuita ai Caracci. Al tutto si aggiungono le otto statue di Santi in stucco, in altrettante nicchie laterali.

In fondo alla navata centrale, un maestoso arco trionfale, con affreschi di G. Cisterna, introduce al presbiterio sopraelevato, composto dal coro e dalle due Cappelle dell’Assunta, a sinistra, e di San Paolo, a destra. In quest’ultima è custodita la Colonna del Miracolo, protetta da un’urna di vetro: secondo la tradizione, San Paolo avrebbe convertito i reggini chiedendo loro di ascoltarlo finché fosse durata la candela; la predica fu lunga e la candela ben presto consumata, ma continuò ad ardere la colonna su cui era poggiata. Alla parete, sulla colonna, San Paolo che consacra Santo Stefano di Nicea Vescovo di Reggio, tela di notevoli dimensioni del XIX secolo.

Gli stalli del coro, in legno e su tre ordini di posti, realizzati da artigiani lombardi nel 1926, sono distribuiti sui due lati dell’abside poligonale, le cui pareti sono decorate con affreschi sempre di G. Cisterna; degna di nota la Cattedra Vescovile in marmo del XIX secolo, posta su una pedana elevata e realizzata da Alessandro Monteleone da Taurianova. Al centro dell’abside, l’altare basilicale sopraelevato, con l’artistica mensa ellittica, il cui supporto in bronzo è decorato a bassorilievo con quattro episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento. L’opera è dello scultore toscano Antonio Berti. In fondo, l’altare maggiore romanico in marmi policromi, con le statue dei Santi Paolo e Marco, monumentale opera dello scultore calabrese Concesso Barca.

Merita certamente attenzione il maestoso pergamo di Francesco Jerace, proveniente dalla Vecchia Cattedrale: sorretto da colonna di marmo cipollino, è decorato a rilievo con simboli degli evangelisti, gli stemmi diLeone XIII e del Cardinale Portauova, lo sbarco ed il prodigio di San Paolo.

Un breve cenno alle vetrate policrome delle ampie aperture, bifore e trifore, che danno luce al tempio, sulle quali sono riprodotte le figure del Cristo, della Vergine e dei Santi.

Ultimo accenno, infine, al tesoro della Cattedrale, non aperto al pubblico; tra i preziosi paramenti sacri e gli inestimabili oggetti d’arte orafa, ricordiamo: un bacolo pastorale in argento dorato e smalti, di arte napoletana del secolo XV; l’ostensorio in oro sbalzato, con brillanti e pietre preziose, opera di Francesco Jerace del 1928; il calice in oro sbalzato e smalti, e la pisside in oro sbalzato e cesellato con pietre preziose, doni di Pio XI in occasione del Congresso Eucaristico del 1928; alcune corone della Madonna della Consolazione e del Bambino, in oro sbalzato e cesellato, con brillanti e pietre preziose.

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