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Convento dei Domenicani - Soriano Calabro   (VV)

Opera monumentale, fu fondato nel 1510 con l’annessa chiesa dedicata a San Domenico di Guzman. Per la rigorosa osservanza della regola e per la serietà degli studi in esso compiuti, divenne un centro d'intensa vita civile e religiosa, oltre che fiorente cenacolo di cultura e di vita intellettuale, tra i più celebrati del Meridione d’Italia. La rapida quanto meritata fama era tale da attirare l’attenzione di pontefici e di monarchi, la cui benevolenza si concretò in una serie di concessioni spirituali e materiali, che con i proventi delle numerose attività agricole ed artigianali svolte nel monastero, consentirono alla comunità religiosa di acquistare la Contea di Soriano ed i Casali di San Basilio, Motta Sant'Angelo e Santa Barbara, nel 1652. Ulteriore segno di stima, il decreto del 15 agosto 1635, col quale Filippo IV di Spagna poneva il convento sotto la sua diretta protezione.

Celeberrima la biblioteca, con migliaia di volumi e manoscritti, molti dei quali scritti dagli stessi frati e stampati nella tipografia, con cartiera annessa, impiantata nel convento.

L’importanza e la stima goduta dal monastero era tale che spesso fu scelta come sede per importanti convegni concistoriali, alla presenza dei Superiori dell'Ordine e di delegati pontifici, e non a caso quattro dei suoi monaci, fra cui Alessandro VII e Benedetto XIII, ascesero al soglio pontificio. Tra i numerosi illustri ospiti, anche l'Imperatore Carlo V, di ritorno da Tunisi nel 1535, e Tommaso Campanella, che vi soggiornò alcuni anni prima della sua cattura.

Alle attività dei frati, si aggiunse anche la fama dei prodigi avvenuti già durante la costruzione dell’annesso santuario, culminati con l’apparizione del miracoloso Quadro di San Domenico, che il 15 settembre 1530 sarebbe stato consegnato al frate converso Lorenzo da Grotteria dalla Beata Vergine, da Santa Maria Maddalena e da Santa Caterina d’Alessandria. L’icona acheropita, non dipinta da mano umana, è tuttora conservata nella nuova chiesa dedicata al Santo. Lungo è l’elenco dei miracoli e delle grazie ricevute per intercessione della sacra immagine di San Domenico: si narra di ciechi, sordomuti e paralitici che guarirono delle loro infermità, e perfino di defunti, oltre cinquanta, richiamati in vita. Oltre che spirituale ed intellettuale, centro di fede, quindi, tra i più importanti del mondo cattolico, meta di pellegrinaggi e capace di attirare ogni giorno migliaia di fedeli, dalle persone più semplici ed umili, a personaggi blasonati, vescovi, maestri generali dell'Ordine domenicano, dotti ed artisti.

Tanta fama nulla poté contro il funesto terremoto che, il 5 novembre del 1659, rase al suolo tutta Soriano e sconvolse buona parte della Calabria; fu in ogni caso fondamentale per i contributi immediatamente pervenuti da semplici fedeli e da titolati signori, che ne permisero la pressoché immediata ricostruzione. Generosi furono Filippo IV e il Conte di Pignaranda, Viceré di Napoli, che incaricò del progetto il frate certosino Bonaventura Presti, famoso architetto romano.

Dopo lunghi lavori, durati fino al primo decennio del 1700, nacque un complesso, monastero e chiesa, di proporzioni straordinarie, edificato seguendo il modello dell'Escoriale di Madrid. La bellezza, la complessità e l'arditezza delle strutture architettoniche ne fecero un’opera memorabile, definita da storici ed artisti del tempo vero gioiello dell'arte barocca nonché uno dei maggiori monumenti del Napoletano.

Chiesa a parte, il solo monastero occupava una superficie di oltre 20.000 metri quadrati, con quattro immensi chiostri, dai cui porticati si accedeva alle celle dei frati ed ai laboratori della comunità. Vasto, all’interno, lo spazio recintato destinato ad orto, come riprodotto su una stampa di fine Seicento.

Questa meraviglia dell'Italia meridionale, fu ancora una volta distrutta dal terremoto, il 7 febbraio del 1783, e la sua ricostruzione non fu all’altezza del precedente, sebbene sia attualmente un imponente edificio.

Sono poche le opere superstiti dell’immenso patrimonio artistico e librario, conservate nei locali del nuovo convento. Molti sono i frammenti di sculture e di decori, un tempo nell’antica chiesa: teste di angeli, parti di volute, capitelli, bassorilievi, resti di colonne e di cornici; notevoli i tondi in marmo con le figure di Santi Domenicani. Un salone a parte è dedicato ad opere di maggior pregio: i due ovali di Benedetto XI e Innocenzo V, papi domenicani, tele di artista napoletano di primo Settecento; una Madonna del Rosario con misteri e l’estasi di Santa Maria Maddalena, altri due dipinti anonimi. Nello stesso salone, lo splendido busto in marmo alabastrino di San Domenico, arredi liturgici e vari paramenti sacri del Seicento, di notevole valore. Tra i libri, numerosi ma piccola parte della favolosa biblioteca di un tempo, il fondo delle Cinquecentine ed i rari quanto preziosi antifonari in pergamena, in parte miniati, del periodo tra il 1561 ed il 1620.

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