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Chiesa di Santa Maria delle Grazie - San Giovanni In Fiore   (CS)

È la chiesa matrice e fu edificata nella prima metà del XVI secolo, intorno al 1530 presumibilmente, per volere di Salvatore Rota, allora Abate Commendatario. In origine a navata unica, quella che oggi vediamo è un edificio completamente rifatto nel 1770, ancora per volere di un Abate Commendatario, Giacomo Filomarino. La facciata, in pietra locale a faccia vista, come del resto l’intero corpo della chiesa, è stranamente asimmetrica. I portali sono tre, tutti in arenaria e abilmente scolpiti a decori del 600: il principale è classico, decorato con motivi nello stesso stile e munito di colonne ioniche a sostegno di un arco a tutto sesto e di un architrave; più semplici i laterali, senz’arco e con un pronunciato architrave, sormontati da finestre quadre con vistose cornici, sempre in arenaria, richiamanti gli stessi portali. Una terza finestra, molto semplice, è sul portale centrale; più in alto uno stemma. Interessante anche il portone in legno a valve, del XIX secolo. Il campanile, sul lato sinistro, è a tre ordini, alleggerito da grandi monofore e culminante in una piccola edicola in posizione non centrata.

L’interno è a tre navate, decorate a stucchi in stile tipicamente barocco, come barocco è il bell’altare maggiore, dedicato alla Titolare e ricoperto di stupendi marmi policromi.

Le principali opere che questa chiesa custodisce sono: la statua in legno, a tutto tondo, della Madonna delle Grazie col Bambino in braccio, opera di bottega napoletana di fine 600; il gruppo dell’Annunziata, sempre in legno e dello stesso periodo, proveniente dalla vicina ed omonima chiesetta; gli originali busti dipinti e dorati di undici Santi, altre opere in legno, testimonianze della maestria dei monaci; il busto dell’Ecce Homo; San Giuseppe e Gesù Morto, dello scultore locale Biafora, primo 900. Notevole anche il coro della Collegiata, intagliato e decorato; molto belli i due battisteri: uno del 600, in granito, su un supporto scolpito con figure di leoncini, l’altro del 1795, in legno riccamente intagliato dalla stessa mano che scolpì l’artistico pulpito. Una visita merita anche la sacrestia, per i suoi stipi con cimase barocche, finemente intagliate e firmate Mastro Domenico Pasquale A. D. 1789 elboratum f. hocopus, e per San Giovanni Battista che battezza Gioacchino da Fiore, iconografia abbastanza ingenua, olio su tela di pittore meridionale del 700. Ricco è anche il tesoro della chiesa, che annovera preziosi reliquari d’argento, a forma di Ostensori, ed altre argenterie sacre del 6-700; un tabernacolo del 700; paramenti sacri del 700 e gli antifonari manoscritti su pergamena e decorati da Fra Gioacchino Buongiovanni, del 1776.

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