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Chiesa della SS Trinità e Protoconvento Francescano - Castrovillari   (CS)

In origine, probabilmente, doveva essere la chiesa dell’attiguo convento francescano, riadattata nella seconda metà del XVIII secolo grazie ad un lascito del barone Felice Pellegrini, deceduto nel 1704. I lavori, iniziati nel 1750, sospesi nel 1809 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi imposta dai Francesi; furono ripresi nel 1816 col passaggio al clero secolare, che ne fece una chiesa parrocchiale. Inaugurata la domenica delle Palme del 1852, anche se ancora incompiuta, fu visitata nello stesso anno da Ferdinando II di Borbone. È tuttora incompleta, a dispetto degli interventi successivi: la facciata, in mattoncini rossi, non fu mai intonacata né abbellita con i decori previsti e della cupola, fu costruito soltanto lo scheletro in legno; anche l’interno è rimasto scarno e disadorno, nonostante gli stucchi del 1860 e le opere, quadri e statue, commissionate o recuperate da altre chiese. L’unica navata, per altro molto luminosa, dotata di cappelloni laterali, ha l’ampio transetto dominato dalla cupola e termina in un’abside di grandi dimensioni. Il presbiterio è circondato da una balaustra in ferro, oltre la quale il coro; le pareti dell’abside sono decorate con dipinti di grandi proporzioni, alcuni del pittore calabrese Raffaele Aloisio, come la SS Trinità, 1871, e l’Estasi di Santa Teresa, 1889. Sull’altare maggiore, il prezioso ciborio in legno del 700, con raffinati intarsi d’avorio e di madreperla, recuperato dal Convento dei Cappuccini. Notevole la cantoria, robusta struttura in ferro sorretta da colonne di ghisa. Nel transetto di sinistra, ed anch’esso un tempo nel Convento dei Cappuccini, l’altare di Sant’Anna, in legno con intagli e decori, sul quale è inserita la bella pala con Sant’Anna, la Vergine e il Bambino Gesù, del 1775, attribuita con qualche dubbio a Francesco Oliva; nello stesso transetto, le spoglie del colonnello garibaldino Giuseppe Pace; in quello di destra, il Cappellone del Sacro Cuore. Altri dipinti, ancora nel transetto o sulle pareti della navata, sopra i vari altari devozionali: Santa Filomena Martire, di Raffaele Barone del 1860; la Madonna col Bambino tra i Santi Caterina d'Alessandria e Giacomo, di Giovan Tommaso Conte del 1592; la Deposizione, del XVII secolo; la Madonna del Carmine, l’Immacolata e Santa Monica, tre tele di anonimi del XVIII secolo; i sei affreschi con scene della vita di Gesù, di ignoto dell’800. Da notare ancora il Crocefisso della fine del XVI secolo, proveniente dal Convento dei Cappuccini e forse opera di un monaco; le statue in legno di Sant’Antonio da Padova, di Nicola Fumo del 1711, e dell’Assunta, questa anonima del XIV-XV secolo. Merita un cenno il cappello del fonte battesimale, esagonale e a due ordini, terminanti in una lanterna con la croce, opera di artigiani locali del XVII secolo. I dipinti sui pannelli, molto belli, sono del 600, e raffigurano, nell’ordine superiore, la Madonna del Castello tra quattro Angeli oranti, e, nell’ordine inferiore, ornato da colonnine corinzie, il Battesimo di Gesù con ai lati i Santi Paolo, Domenico, Pietro Francesco di Paola. Tra le argenterie, l’ostensorio in argento, ottone e pietre del XIX secolo. Nella sacrestia, infine, alcuni paramenti ricamati in oro del XIX secolo ed un archivio, con documenti del XVI secolo.

Attaccato alla chiesa, il più antico monastero che i seguaci del Santo d’Assisi fondarono in Calabria, e per questo a tutti noto come Protoconvento Francescano. La sua costruzione risale al 1218 – 1220, per opera di Pietro Cathin, inviato in Calabria da San Francesco, fu per secoli una vera fucina spirituale e culturale, in cui furono plasmati personaggi di grande fama, tra cui vescovi, teologi, medici, scrittori. Il fervore e la forza spirituale fu evidente nei sette frati che nel 1227 affrontarono il martirio a Ceuta. Benché attualmente destinato a tutt’altro scopo, rimane uno dei più straordinari esempi di architettura francescana fuori d’Assisi. Ingrandito nel 1568, con altre migliorie nel 1670, il convento fu soppresso nel 1809 ed adibito prima ad ospedale militare ed in seguito a caserma fino al secondo conflitto mondiale, subendo per questo i pesanti bombardamenti del 1943. Molto belli sono i due chiostri, divisi da una serie di pilastri: sono identici, ma il più interno è della seconda metà del 500, l’altro del primo 700; splendida l’ampia scalinata in pietra che conduce al piano superiore. Attualmente ospita il nuovo teatro Sybaris, inaugurato nel 1999, moderna struttura ricavata nelle scuderie: un omonimo teatro era già stato allocato al posto dell’antica chiesa, nel 1845, e chiuso circa quarant’anni dopo per motivi di sicurezza.

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