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Duomo o Basilica Minore - Crotone   (KR)

Antiche le sue origini e numerose le ricostruzioni ed i restauri che questa basilica, dedicata alla Madonna Assunta e a San Dionigi Areopagita, ha subito nel corso dei secoli. L'impianto originario è del IX secolo, forse più antico, del VII per qualcuno. L'attuale edificio è l'ultima riedificazione eseguita nel XV secolo, con materiali provenienti dal tempio di Hera Lacinia. Altri interventi furono eseguiti verso il 1630 e nell'ulimo decennio del XIX secolo. Il risultato di tutti i rimaneggiamenti, è una mescolanza di stili e strutture di epoche diverse, evidenti negli archi sottostanti il maestoso campanile del 700, che affianca la facciata, ed all'interno, in alcuni pezzi di muratura, in blocchi squadrati di arenaria, e nei grandi archi a sesto acuto, avulsi dal rimanente contesto architettonico.

La facciata a due ordini è neoclassica, scandita da lesene. I portali sono tre, e sopra i due laterali due finestre ovali con cornici barocche. Una terza finestra, vagamente cruciforme, sotto il frontone curvilineo nella parte centrale della facciata, più alta. L'interno, diviso in tre navate sorrette da pilastri, conserva preziose opere d'arte e rari tesori. L'altare maggiore è in marmo, come il monumentale pulpito progettato dall'architetto Farinelli alla fine dell'800. Belli gli scanni in legno del coro, intagliati nel 1678.

In fondo alla navata destra, la ricca Cappella della Madonna di Capocolonna, istituita nell'800, decorata con bronzi e stucchi dorati, la cui volta è abbellita da angeli musici. Vi si custodisce l'opera più preziosa della chiesa, la Madonna Nera col Bambino, icona bizantina il cui autore sarebbe San Luca, almeno secondo la tradizione: è una pala d'altare, olio su tavola, rivestita in lamina d'argento, di datazione quanto mai incerta, ma di sicuro molto antica. Importata dall'Oriente mediterraneo in epoca bizantina, custodita nell'omonimo santuario di Capocolonna, fu trasferita nella sua attuale collocazione dopo l'assalto dei Turchi nel 1519. In realtà è una copia in formato minore rifatta magistralmente dall'orafo Gerardo Sacco, dopo che mani sacrileghe trafugarono l'originale. Sulle pareti, la profanazione dei Turchi è raffigurata in una tela del Boschetto; un'altra tela di Del Falco rappresenta l'assedio dei Turchi del 1638.

Altra interessante cappella è quella dell’Epifania, del XVIII secolo, con il fonte battesimale in pietra, con base zoomorfa, del XIII secolo; nel transetto, la Cappella di San Dionigi Areopagita, sul cui altare in marmo è posto il busto in legno del Santo titolare, ed un medaglione, entrambi del 600. Stesso materiale e stessa epoca per un altro busto, quello di San Gennaro. Da segnalare ancora un Crocifisso in terracotta, di datazione incerta, e Gesù di ritorno dalla visita ai Dottori, dipinto del 700 attribuito al crotonese Nicola Lapiccola, nella navata sinistra; altro buon dipinto del 700 è il Martirio di San Dionigi, primo Vescovo e Patrono della città, attribuito a Corrado Giaquinto. Molto interessante il Tesoro del Capitolo, con varie argenterie barocche, tra cui due boccali del 700; due calici d'argento, uno dei quali del 1626, dono di Filippo IV al vescovo Niceforo Melisseno; una Croce processionale e paramenti sacri del 700.

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